Alla scoperta delle eccellenze italiane: la Valtenesi di Pasini San Giovanni con il suo chiaretto, incastonata tra colline moreniche e Lago di Garda

E’ sabato: la tiepida luce estiva filtra dalle persiane. Mi alzo sorridente: oggi rivedrò i miei amici, con cui ho condiviso 8 mesi di studio e lavoro e che ho imparato a conoscere e ad apprezzare profondamente per la loro schietta sincerità e incredibile preparazione, oltre essere meravigliosi compagni di indimenticabili degustazioni. Sarà l’occasione perfetta per entrare in una cantina per la prima volta dopo quasi quattro mesi.

Direzione sud-est: Valtenesi. Passiamo di fianco al Benaco, dalle acque limpide e trasparenti così immenso che fatico a considerare un lago. Le montagne sfumano nell’orizzonte e saliamo dalla costa del lago verso l’entroterra. Entriamo nell’azienda Pasini San Giovanni: ci accoglie un edificio da poco rinnovato che combina perfettamente funzionalità e ricercatezza, rispetto dell’ambiente (sono fotovoltaici) e creatività artistica a tema enologico (le installazioni “il vigneto sospeso” e quella attuale “la quarta dimensione“).

Le acque del Lago di Garda, a pochi chilometri dalla Cantina Pasini San Giovanni

Ore 10, ci raggiunge Paolo Pasini, terza generazione della famiglia. Dopo una breve presentazione della cantina, entra nel cuore della questione parlandoci di quel territorio e della sua tradizione, del terreno e del rispetto dei vitigni, e mentre ci racconta del “suo” groppello si percepiscono gli occhi che brillano anche da dietro gli occhiali da sole, in un equilibrio perfetto tra passione e competenza. Le viti stesse sembrano felici: scintillano di un verde frizzante, quasi a ricambiare l’amore delle parole di Paolo.

Particolare di vigneti di Turbiana della Cantina Pasini San Giovanni

Con grande precisione e pazienza ci spiega la vinificazione di un vino rosé, che necessita un’estrema accuratezza nel definire i tempi di fermentazione e passando in rassegna tutta la catena produttiva della cantina, ci avviamo infine alla sala di degustazione.

Quando porto al naso il calice di Rosagreen, tutto quello che ci ha spiegato Paolo acquista senso e concretezza: groppello in purezza vinificato in rosé, Rosagreen è la risata cristallina di una donna, senza malizia e senza trucco, incantevolmente fresca nella sua genuina giovinezza. Una bellezza delicata ma al tempo stesso intensa e persistente.

Il Chiaretto, il vino di una notte, orgoglio e fiore all’occhiello della Valtenesi, esprime con eleganza e raffinatezza la complessità del blend delle sue uve.

Passiamo ai bianchi: la turbiana coltivata vicino al lago, si declina in due vini incredibili. Il Lugana, di cui abbiamo la fortuna di degustare due annate: 2018 e 2019. Entrambe validissime:  si può solo dire che il “fratello maggiore” abbia acquisito un po’ di compostezza rispetto al più giovane.

L’altro grande bianco è una riserva, con uve turbiana 100% raccolte dal vitigno di Busocaldo da cui il nome del vino. Grazie a una paziente sosta sulle fecce e conseguente affinamento, rivela un carattere distinto senza perdere la sua componente fruttata ma abbracciando note più profonde e mandorlate che rimangono a lungo nella memoria sensoriale ed affettiva.

Parte della gamma di prodotti di Pasini San Giovanni

Sono vini espressione del territorio e anche di chi li produce: tenaci, brillanti, persistenti con leggerezza, semplici eppure complessi.

Non posso che ringraziare anzitutto Marco per averci fatto incontrare questa azienda (con i suoi vini) davvero incredibile, ma, del resto, è un esperto nella scoperta di eccellenze; Paolo (Pasini) per la sua autentica accoglienza ed estrema gentilezza; e infine Laura per aver condiviso con me sguardi, pensieri e parole.

Il vino buono è proprio questo: un sentimento puro, come l’amicizia.

Un posto speciale e segreto nel cuore dell’azienda
Particolare dei luoghi di produzione
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