Azienda Agricola Benazzoli: femminile plurale

Pastrengo, entroterra del Lago di Garda, zona di produzione del Bardolino DOC. Campi vitati e cielo limpidissimo, le dolci ed estese colline di origine morenica scorrono al ritmo del mio finestrino aperto, mentre rifletto concentrata sul fatto che quest’anno il canto delle cicale sembra essere più fastidioso e penetrante degli altri anni, nonostante il caldo non si sia mai davvero fatto sentire. Forse è proprio questo che le fa arrabbiare. Di colpo, si distingue dal paesaggio una moderna costruzione, evocativa dei rustici veneti di questa zona, sassi a vista e finestre rettangolari di pietra locale. La scritta “Benazzoli” scavata nell’acciaio dell’insegna appesa al muro della costruzione e una botte sono l’unico richiamo all’attività vinicola che qui si svolge. L’energia sprigionata da quel posto arrivava fino alla strada, e mi ha convinta, invitandomi, a fermarmi e a rimandare le attività che avevo programmato per quella tarda mattinata di agosto.

Pronti ad entrare con me?

Vino e famiglia sono ormai un binomio che si è fossilizzato nell’immaginario, e siamo abituati a vedere fotografie di generazioni di vignaioli in bianco e nero. Fatto sacro e inviolabile, soprattutto per noi italiani che viviamo in luoghi in cui tutto è antico, in cui ogni angolo ha visto lo scorrere di grandi quantità di tempo e di eventi. Qui è diverso perché la fotografia in bianco e nero ha preso colore, e vi voglio raccontare come. Entrare in un luogo come l’Azienda Agricola Benazzoli è un’esperienza immersiva nelle personalità di Giulia e Claudia, due giovani sorelle, belle, con il lavoro nelle vene, con alle spalle tre generazioni di vignaioli, tutti uomini, dal bisnonno al papà Fulvio. Davanti a loro c’è un futuro scritto tutto di loro polso, una storia tutta al femminile, un’autobiografia che va ben oltre lo stereotipo di vignaiole. Ho parlato con Giulia, diplomata in agraria, mentre la sorella Claudia, enologa, era impegnata in una degustazione. Giulia è forte, innamorata della vita, fiera del suo passato e pronta a mordere il futuro. Nei suoi occhi è presente la tenacia di chi avverte la responsabilità di un’azienda tramandata, la cui rivoluzione è già in atto grazie alla complicità che può vantare con la sorella, con cui forma un bilanciamento perfetto, percepibile al primo sguardo.

L’importanza del (non) luogo

Qui onirico e concreto si fondono, dando vita ad un ambiente contemporaneo, un cocktail di sottoculture in cui sono presenti i mood caratterizzanti dell’estetica dei nostri giorni: pop, vintage, retrò e geek. Le pareti sono abitate da illustrazioni iconiche di personaggi cult e di donne immaginarie, protagoniste della gamma Sogni di donna. La sperimentazione innovativa di questo ambiente trae la propria forza dall’evocazione. E’ un wine shop, ma potrebbe essere anche un atelier d’arte, o lo studio di un giovane fotografo. Un luogo che esce da sé stesso, tornando sempre in sé stesso sostituendo con simboli la realtà molteplice, in un’inconsapevole logica di astrazione: una cassa di vino sul divano, l’illustrazione dell’etichetta come opera incorniciata. Ecco la forza di questo luogo dall’ arredamento pulito, lineare che richiama l’accoglienza delle cantine oltreoceano, ma con il valore aggiunto di storie da raccontare, attingendo da un passato che aiuta a costruire la trama del futuro che attende, pieno di speranza. Un realismo magico che investe tutti i sensi.  

Made by Women

Da questo spirito di rivoluzione elegante, le sorelle Benazzoli danno vita ai loro sogni che si concretizzano: la linea già accennata Sogni di donna, un’estensione concreta della loro femminilità, che cancella definitivamente la concezione di “vini da donna” e che inaugura la stagione dei vini “fatti da donne”. Il rosa, colore della gentilezza, deriva dal rosso e il rosso è il colore della forza, della sensualità. Le protagoniste in etichetta sono cinque donne dall’aria fiabesca che sembrano essere partorite da fiori, farfalle, elementi vegetali e animali come fossero gli attributi iconografici di dee classiche scolpite o delle sante dipinte, il cui ruolo è evocare, con l’apparente semplicità di una favola, le caratteristiche organolettiche del vino che contengono. Ve le presento: Dafne è un Bardolino Doc, Agata un Pinot grigio DOC delle Venezie, Giava Corvina Igt Veneto e Tecla un Bardolino Chiaretto Doc, Minerva passito bianco IGT. Inoltre, l’azienda produce Femme Fatale, un Rosato Spumante Brut:  È una donna maliziosa e attraente, già dal nome racchiude l’essenza pura della seduzione. Una donna desiderata, dai tratti misteriosi.

Vini della Valpolicella: l’altra femminilità

L’azienda ha vigneti anche in Valpolicella e lì producono Valpolicella Superiore, Valpolicella Ripasso, Amarone. Al centro quindi sempre l’uva Corvina, due zone e due risultati diversi. Da una parte il Lago di Garda che con i suoi venti restituisce risultati freschi, minerali e acidi. Dall’altra la storicità della Valpolicella e la sua potenza. La sontuosità del vino di terreni argillosi rappresentata in etichetta da un’altra estetica femminile, quella fatta da sinuosi profili, etichette impegnative ma lineari, silhouette pulite che impegnano la mente per essere decifrate. Cosa vi aspettate, se non questo, da un Amarone?

La forza comunicativa dello spazio

Come ogni contesto onirico impone, non è possibile uscire dalla dimensione dell’infanzia. Nel caso di Giulia e Claudia un’infanzia felice, determinata dalla semplicità assoluta della vita di campagna, dalla libertà di potersi muovere tra una casa e l’altra in bicicletta senza alcuna insidia del contesto urbano, e dove la cantina era vista dai bambini come il parco giochi da cui si alzavano gridolini divertiti dai giochi, pervasi dalla poesia del contesto del vino.

“Che cos’è questa valle per una famiglia che venga dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne.” C. Pavese, La luna e i falò.

La forza comunicativa di questo luogo è innegabile: è come entrare a casa, è uno spazio intimo in cui tutto parla della persona che lì abita. Sembra di avvertire la sensazione di appartenenza esclusiva di un bambino alla sua cameretta, un universo di simboli, un concentrato di oggetti che hanno vita propria. Quando ho chiesto a Giulia cosa significa per te comunicare il tuo prodotto? lei mi ha risposto con lo stesso tono con cui ha descritto la sua infanzia, con quel sentimento che ha la forza di azzerare il tempo. Comunicare il mio prodotto significa trasmettere assoluto rispetto per le cose che ci circondano, vuol dire avere la consapevolezza della difficoltà nella conduzione della vita in campagna, significa l’importanza nell’assecondare i suoi ritmi e di averne cura affinché dia il massimo, senza forzature. Quando c’è questo, allora la natura dà all’uomo i frutti sperati, come è successo con gli insegnamenti di papà Fulvio, che si è fatto seguire senza alcuna imposizione, indicando alle figlie un cammino di apprendimento, con la naturalezza del vero maestro. Comunicare un luogo così significa intrecciare sapientemente ricordi, sapere, valorizzare la personalità di giovani donne che vivono nel 4.0 ma che abitano questa terra nel nome della sacralità della campagna che sempre sembra immobile, ma che brulica di vita. D’altronde, Verona è una città rurale circondata da campi e montagne, la cultura della coltura e dell’allevamento è innata. Questa città è una perla bianca e rosa incastonata tra realtà agricole.

Quando c’è questo, non c’è bisogno di dilungarsi in descrizioni tecniche del vino perché è sempre il riflesso di quello che circonda la vita di chi il vino lo produce. Sappiate però che la parola sostenibilità è al centro della filosofia operativa dell’azienda, che la pianta riceve soltanto quello di cui necessita, come trattamenti preventivi a base di rame e zolfo, e che la cantina è dotata di un impianto fotovoltaico.

Coup de coeur: Tecla, Bardolino Chiaretto DOC

È una ragazza alla scoperta del mondo, fresca ed esplosiva. Adora le lunghe serate, quelle caotiche e rumorose. Ama la vita, il divertimento, la voglia di vivere e l’essere amata.

80% Corvina, 20% Rondinella, Tecla è un vino fresco, sapido e pepato, rosa intenso brillante che sprigiona note di rosa e agrumi, si abbina perfettamente a momenti di leggiadria con le persone del cuore. Abbiamo assaggiato la 2019, un’annata che è riuscita a far mantenere a Tecla promesse durature di gusto intenso, assumendo sfumature interessanti che lo rendono adatto anche all’abbinamento con crostacei e al sapore deciso del pesce di lago.

Se è vero che vino e produttore si assomigliano, allora Giulia e Claudia sono solo all’inizio di una lunga strada luminosa che stanno costruendo con le proprie forze. Non è femminismo, è femminilità. Non è il manifesto della superiorità della donna a tutti i costi, ma la giusta proclamazione delle particolarità del genere a cui apparteniamo.

Un bellissimo film a filtro rosa. Vi consiglio di non perdervelo per niente al mondo.

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