Cavalieri, eretici e viandanti. I vini di Gerard Bertrand

Avrei potuto intitolare questo articolo Gerard Bertrand e l’arte di vivere la gioia del sud”. Non l’ho fatto perché sarebbe stato banale, perché è uno slogan giù utilizzato e perché c’è molto, molto di più. 

Un luogo magico, in provincia di Narbonne, sulla Via Domitia, grande strada romana di collegamento che unisce la Francia alla Spagna e all’Italia. Qui vigono la pace della natura, e una vocazione secolare all’accoglienza. Si racconta infatti che proprio qui, in queste mura dove ora riposano il vino e gli ospiti del resort, i cavalieri ospitavano i pellegrini di passaggio. Nel 2002, nel corso di una brillante carriera da giocatore di Rugby della RC Narbonne, la tenuta viene acquistata da Gerard Bertrand, che ha avuto la lungimiranza di mantenere l’originaria finalità del luogo dando vita allo Chateau l’Hospitalet.

Bertrand ha capito che le cose devono accadere intorno al vino: aperto all’enoturismo a livello internazionale, ideatore di un festival jazz che ogni anno si ripropone nei mesi estivi.  Questo è un luogo impegnato in politiche attive di sviluppo sostenibile volto al rispetto e alla tutela del paesaggio vinicolo, in cui si favorisce la biodiversità e si assumono pratiche di agricoltura biodinamica

L’inclinazione alla ricerca dell’eccellenza come esaltazione del bello è il segno distintivo della filosofia di questa azienda agricola, e riprende perfettamente il concetto classico di bello in coerenza con il giusto.

VIVERE L’ESPERIENZA HOSPITALITY A CHATEAU L’HOSPITALET

Decidiamo quindi di provare l’esperienza di visita con degustazione: un pò troppo lunga, ma ugualmente interessante. Si tratta di una classica visita guidata, dall’introduzione in cui si parla degli albori dell’attività agricola, si prosegue con il giro in un vigneto che dà sul mare. Intermezzo piacevole: una degustazione tra i filari, con vista sul mar mediterraneo, filmato emotivo a metà percorso, per accedere infine alla barricaia.

In seguito, ci si accosta al banco delle degustazioni per concretizzare nel gusto le meraviglie paesaggistiche godute durante il percorso, un’immersione totale nella macchia, nel cuore del massiccio protetto della Clape e dal calore umano e climatico di questa splendida parte di Francia, in cui tira già il vento della Spagna. Un incanto. La natura tipica del luogo è chiamata Garrigues, il paesaggio peculiare dell’entroterra del bacino mediterraneo, dove il sole c’è sempre stato e dove il tempo non esiste, a esclusione di quello interiore.

Ho avuto un’impressione molto chiara: siamo in uno degli 11 poderi del signore indiscusso del vino della Languedoc-Roussillon, con un passato da sportivo da successo e un presente e un futuro da winemaker di fama internazionale. Eppure, quest’uomo possiede l’umiltà di chi sa ascoltare la terra. Ricorda di quando aveva 10 anni e suo padre, che gli ha tramandato la passione per questo mestiere, gli disse davanti ad un vigneto: “quando avrai 40 anni, sarai già a 30 di esperienza”. La terra già gli parlava e ancora oggi continua a sussurrargli cose molto importanti da trasmettere alle generazioni future.

Note sparse di degustazione

Un unico bianco, preferisco dedicarmi alla gamma dei rosè (non tutti, sarebbe stato impossibile), e a qualche rosso. Il primo a inaugurare la processione è

  •  Perles de Sauvignon Blanc un omaggio alle ostriche coltivate nel sud della Francia e un tappo in vetro azzurro ricorda il mare. Un vino che parla delle perle della costa. La bottiglia è bellissima con i suoi decori fatti a collana di perle in vetro trasparente, ideata da Chantal Thomass, designer parigina famosa per le sue creazioni di lingerie.

I grappoli di Sauvignon utilizzati per fare Perles vengono raccolti di notte per mantenere la freschezza e l’aromaticità tipici. Una piccolissima percentuale è vinificata in botti di rovere francese per 5 mesi, il resto è vinificato a temperatura controllata in vasche di acciaio. E’ delicato, non suscita in me l’”effetto wow”, ma il carattere fruttato e fresco lo rendono ideale da accompagnare a un pescato leggero. 

PASSIAMO A ROSA

  • Chateau La Sauvageonne La Villa AOP – Coteaux du Languedoc (Grenache, Mourvèdre, Viognier e Vermentino), una fresca ed elegante notte d’estate. Floreale, potente come i migliori bianchi, a cui assomiglia molto.
  • Gris Blanc – Confesso subito: il mio preferito tra tutti. Proviene da Tautavel, zona tra il Mar Mediterraneo e i Pirenei, non lontano da Perpignan. La Grenache mi piace perché è emblematica di questa terra, perché la sua mineralità è potente e delicatamente raffinata allo stesso tempo.
  • Hampton Water  (Syrah, Cinsault, Mourvèdre, Grenache). Frutto della collaborazione con il rocker Bon Jovi, nasce dalla selezione delle migliori uve. Me lo aspettavo più grintoso, è molto delicato e di breve persistenza. Cattura la gioia effimera dell’etichetta slanciata.

Poi ancora:  

  • Or & Azur (Cinsalult, Grenache). Salmone pallido, cassis, fragola e viola presenti al naso e sul palato. A leggerlo così sembra stucchevole, ma il finale richiama anche note di agrumi, pompelmo in particolare. Molto equilibrato e fine. Come al solito, cado preda della grafica delle etichette, e mi spiegano che si tratta di un vino “bee friendly”, ottenuto grazie a pratiche di agricoltura biologica che mirano a salvaguardare le api. Inoltre, l’oro e l’azzurro, o “zaffiro”, fanno parte delle cromie araldiche in cui le api sono presenti sin dall’antichità. Oggi i due colori vogliono essere un ode al paesaggio, al sole e al mediterraneo. Un vino buono, un vino bello, ricco di ogni cosa.
  • Prima Naturae (100% Syrah), fa parte di una gamma senza aggiunta di solfiti. Vedo che sui miei appunti ho scritto: rosa delicata e ricordo di fragola sul finale. Si abbina perfettamente ad un aperitivo leggero, alle carni bianchi e al paesaggio che vedevo intorno.
  • Joy’s (Syrah, Grenach, Cinsault): un inno alla gioia, dalla bottiglia femminile e sinuosa, il tappo in vetro che culmina l’inno alla luminosità. Fresco, rotondo ed elegante. 

Et voilà gli ultimi due

Scelgo il rosso a chiusura della sfilata:

  • 6ème Sens IGP Pays d’Oc (Syrah, Merlot, Grenache, Cabernet). L’espressione rubino di questa terra, con le sue uve emblematiche che donano ai sensi fiori (viola), e frutta (frutta rossa e fragola). Vellutato e poco tannico, si fa bere benissimo e senza indugi. Ci consigliano di aprire un’altra bottiglia non prima di 3 anni, per far sviluppare tutte le sfumature e dare voce… al sesto senso!

Ultimo

  •  Chateau de la Soujeole AOP Malepère (Cabernet Franc, Merlot, Malbec). Ci spostiamo idealmente nella zona di Carcassone, in un’altra tenuta Bertrand, in una zona eccezionale e conosciuta dai botanici per l’immensa quantità di biodiversità e varietà vegetali. Si tratta di un vino molto elegante, lontano dalle vibrazioni sensoriali dei precedenti. Il corpo è pieno, la bocca ammorbidita e i frutti rossi sono i protagonisti indiscussi di questo vino di velluto. Con qualche anno di pazienza, si sviluppano sapori di cioccolato e tabacco. Prospettiva temporale: fino a dieci anni di affinamento.

A quel punto ero soddisfatta e felice, a tradirmi era un vaga espressione giuliva. Ero soltanto alla ricerca di nuovi vini, e ho trovato la ricchezza di un territorio senza tempo, in cui i cavalieri viaggiano ancora fieri ed eretti sui loro destrieri, in cui viandanti cercano rifugio per la notte, e dove comunità eretiche osservanti e senza peccato, continuano la ricerca della fede perfetta in un paesaggio di arbusti, pietre e croci di bronzo.

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