La Cité du Vin a Bordeaux: un universo sensoriale e culturale

Un enorme ceppo di vigna in alluminio e vetro sovrasta le rive della Garonna. Un monumento all’innovazione, al passato glorioso, al futuro che attende. Un omaggio a tutti i vini che sono stati versati dall’antichità ad oggi, un tempio alla gloria dell’uomo che si unisce alla natura e ne restituisce il frutto più bello: il vino. Un luogo che dialoga con la città e per la città, il museo dell’arte e della cultura più giusto che questo posto potesse avere, un tributo necessario alla sua vocazione.

Rotondità senza soluzione di continuità, intangibile e sensuale”. 

Così lo descrivono i progettisti dello studio parigino XTU, Anouk Legendre e Nicolas Desmazières. Non vogliono svelare alcun rimando alla forma, ma le forme dell’architettura sono una chiara evocazione ad un decanter che cambia aspetto con il mutare della luce del giorno e della sera, e che gioca con il fiume che si riflette nei suoi vetri. E’ un posto “acquatico”, in cui il visitatore si sente trasportato dalla marea di un percorso che scorre, liscio e sinuoso, dall’ingresso all’ascesa al Belvedere dove la vista de fiume completa mentalmente l’esperienza di percorrenza. Qui dentro si è ebbri senza bere.

Nel contesto vario, ordinato ed europeo della città di Bordeaux, si erige La Cité du Vin, la più grande opera a cui potessero dare vita, una città nella città, un universo di conoscenza. Non basterebbe una settimana per esaurire ogni filmato, ogni pannello, ogni supporto interattivo che questo museo offre. Finalmente un luogo in cui il visitatore non è uno spettatore passivo, ma può sentirsi coinvolto fisicamente e mentalmente nell’esperienza immersiva che questo museo offre, un esempio di Human-Centered-Design. La vera didattica sta nel saper rendere accessibile i contenuti a qualunque livello, dai bambini agli adulti, dai profani agli esperti. Un museo fatto dal binomio inscindibile individuo-ambiente, dove le caratteristiche dell’ambiente incontrano le attitudini e le conoscenze dell’individuo.

 Inoltre, nella collezione permanente, divisa in 4 sezioni (Vino e regioni del mondo, dal vino al bicchiere, Bordeaux, vino e civiltà, Vino e immaginazione, Tu e il vino), non esiste un percorso prestabilito da seguire, la struttura architettonica consente di essere vissuta liberamente, senza limiti di cammino, con la libertà di tornare indietro senza perdersi, senza rischiare di essersi persi nulla cronologicamente. Ben progettato anche il sistema di audioguide, che consente di sintonizzare le spiegazioni dei video sulla propria lingua semplicemente accostando il proprio device al codice, e poter ascoltare i contenuti insieme a persone di lingue diverse.

Vi racconto il mio percorso

  • Il giro intorno al mondo: all’ingresso, tre schermi immergono in uno strabiliante giro tra i vigneti nel mondo, tra storie e paesaggi mozzafiato.
  • I mondi del vino: L’impatto ambientale e climatico sulla coltivazione della vite, e la conseguente espansione del vino nella storia e nei luoghi del mondo.
  • Il tavolo-prospetto dei terroir: schermi divisi per zone del mondo, dal Chianti Classico all’Argentina, storie emozionanti raccontate direttamente dai produttori. A scelta, interagendo con lo schermo.
  • La galleria delle civiltà: una promenade archeologica, narrativa della storia de vino tra le antiche civiltà del vino. Coinvolgente, realizzata benissimo.
  • The trend wall: Etichette disegnate da artisti, vino come status simbol, brend-reputation, estetica pubblicitaria e altre bestialità che determinano i cambiamenti sociali del sec. XXI e come i produttori abbiano adeguato il prodotto vino alla velocità dei cambiamenti. Installazione da museo di Arte Contemporanea. Interessante il video sul fenomeno del collezionismo.
  • Il buffet dei cinque sensi: vitale. Un viaggio sensoriale tra i segreti delle tecniche di degustazione, teche in vetro contenenti aromi che vengono sprigionati premendo una pompetta dei profumi, dai varietali ai terziari, per allenare l’olfatto e scoprire la quantità di aromi che il vino contiene.. Divertentissimo il quiz cromatico, dove l’installazione interroga il visitatore sulle diverse tipologie di colori e tonalità dei vini. Basta premere un pulsante e abbinare la domanda alla tonalità.
  • The Epic Tale of Bordeaux: un filmato-documentario realizzato benissimo, con veri attori, in cui rivivere la storia di Bordeaux e il suo essere città di vino da oltre 2000 anni. L’ho visto due volte.
  • Ritratti del vino: 6 grandi bottiglie aperte a metà della loro lunghezza, organizzate per categorie, accolgono schermi interattivi, in cui scoprire le diverse tipologie di vino, i loro vitigni di provenienza e i paesi di produzione.
  • Le metamorfosi del vino per scoprire le tecniche di vinificazione, mettendosi nei panni del produttore dai tini all’etichetta.

Altre attrazioni di cui è composta la collezione

Bacco e Venere (rassegna virtuale di opere d’arte di iconografia amorosa), Vino divino (rassegna virtuale di opere d’arte sull’iconografia del vino nelle grandi religioni), poi video in The banquets of legends, i grandi appassionati di vino della storia, da Voltaire, ai re di Francia, da Napoleone a Churchill che dialogano tra loro; poi ancora video in Drinking at the darkside, in cui si descrivono i pericoli dell’alcohol in eccesso per la salute, Vino sull’acqua, documentario sull’importanza delle rotte marittime e dei grandi fiumi per il trasporto dei vini, un omaggio all’export nei secoli.

Con la stessa finalità del precedente c’è Tutti a bordo! una sala progettata a nave per un viaggio insieme ai grandi mercanti della storia (non l’ho fatto per ragioni di tempo, mi aspettava una degustazione da lì a poco).

Poi ancora The art of living per gli appassionati di servizio, dagli schiavi di epoca classica fino al moderno Sommelier.

Merita tempo Meet the Expert, grandi esperti tra chef rinomati, sommelier, filosofi e critici svelano i loro segreti (quelli svelabili), trend del mercato e dei nuovi consumatori. Tutto quello che avete sempre voluto sapere e che non avete osato chiedere

 Infine, ma non mi sono soffermata, Bordeaux: una città e i suoi vini, sul rapporto tra città e la vocazione per il vino. Ultimo: E-wine, i meandri del vino raccontati attraverso la pazienza dell’uomo, molte tipologie di vitigno e il loro addomesticamento nei secoli. Tempo stimato per il percorso? Dedicategli almeno tre ore. Volano!

Secondo me siete più esausti voi dopo la lettura di quanto non lo fossi io durante la visita. Mi dispiace, ma non è finita qui. Siamo stati al secondo piano, e ora andremo all’ottavo per visitare il Belvedere, incluso nella tipologia di biglietto che avevamo scelto.

Il Belvedere

Un ascensore porta all’ultimo livello per una vista spettacolare a 360 gradi sulla città. Qui si ripropongono tutte le sensazioni descritte all’inizio: eravamo in un luogo fatto di modernità, tradizione ed eccellenza. Mentre ci si gode il panorama si può degustare un calice di vino, a scelta, di etichette provenienti da tutto il mondo. Descritta così può sembrare una semplice attrazione turistica, ma il dialogo che c’è tra La Cité e la città in nome del vino, fa di questa una delle esperienze immersive più significative mai vissute prima.

Degustazione sul Belvedere

E’ tempo di scendere, ho prenotato un workshop sui vini di Bordeaux. Il primo piano è tutto dedicato alle aule in cui il personale addetto tiene dei workshop interessanti della durata di un’ora ciascuno, su diverse tematiche. Molto esaustiva la spiegazione iniziale sulle categorie dei vini bordolesi e piacevole la degustazione finale, alla cieca. Inoltre, vengono organizzate mostre temporanee monotematiche sulle aree mondiali del vino. In quel momento c’era in corso un’esposizione dedicata all’Argentina, ma avremmo dovuto tornare il giorno dopo per non rischiare di incamerare troppe informazioni ed emozioni.

Tutte le altre informazioni potete recuperarle dal sito.

Tutte le emozioni potete recuperarle dal vivo.

Buon viaggio dunque, se mai vi avessi destato la voglia di prendere un aereo e visitare straordinario universo della Cité du Vin

…….e la bellissima città di Bordeaux

Bordeax è bella. E’ bella non solo perché è elegantemente e tradizionalmente francese. Bordeaux è sé stessa in ogni angolo: dal suo nucleo medievale, alle piazze dei café che fanno di lei una Parigi in miniatura, nella zona del porto, meravigliosamente riqualificato che tanto ricorda la Southbank londinese, e in cui si sente la spinta urbana di una città in espansione, di una metropoli in cui ti puoi sentire te stesso in mezzo alla grandezza dei suoi spazi.

The Water Mirror - Place de la Bourse, Bordeaux

Poi c’è la grande vita del fiume che ha fatto la grandezza del commercio e che ha portato i suoi vini in tutto il mondo. Questa per me è la modernità in cui vale la pena di ambientare la propria vita al mondo d’oggi. Un patrimonio culturale perennemente qualificato e in espansione.

La Quais du Bordeaux

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