Degustando la storia con la delegazione Slow Wine Veneto: i vini di Allegrini.

Non capita tutti i giorni di degustare annate storiche di prodotti top di gamma di una rinomata azienda vinicola del calibro di Allegrini. A me, insieme a un gruppo di cultori, professionisti, scrittori e pensatori del vino della delegazione veneta di Slow Wine è successo. E non potevo esimermi dal raccontarvi le emozioni di un sabato mattina al profumo di mosto.

Ci accolgono Francesco e Giovanni, due dei tre figli di Franco Allegrini, tra i padri dell’enologia moderna. Con loro, ad accompagnarci in tutto il percorso di conoscenza c’è Lorenzo, enologo dell’azienda, prima della sede toscana di Bolgheri e poi rientrato a Verona, la sua patria. A Franco è dedicata la sede dei fruttai d’appassimento “Terre di Fumane”, casa dell’innovazione della tecnica dell’appassimento delle uve, che abbiamo visitato come prima, obbligatoria tappa. Vi prometto che, come sempre, non sarò tecnica. In compenso, concedetemi un pò di doverosa lungaggine. Non ve ne pentirete.

Uve in appassimento nel fruttaio Terre di Fumane

I vini in degustazione

LA POJA annate 2006, 2011 e 2015

AMARONE CLASSICO annate 2000, 2004 e 2018

FIERAMONTE AMARONE RISERVA 2015

I vi ni in degustazione

Partiamo dal principio, dalla rivoluzione

La vicenda della ricerca della qualità come prerogativa aziendale di Allegrini ha avuto inizio nel 1979, quando il padre di Franco acquista il vigneto La Grola, sito nel Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, a circa 380 m slm. E’ un vigneto importante dal punto di vista geografico perché alle sue spalle c’è il lago di Garda che influenza il microclima grazie alla ventilazione continua che soffia dai Monti Lessini. Inoltre, l’esposizione al sole è perfetta e quando piove c’è un importante drenaggio dell’acqua. Era stata inaugurata una nuova stagione per la viticoltura della Valpolicella: qui, per tradizione, la una viticoltura di pianura ha fatto da protagonista da sempre con il sistema di allevamento della Pergola. Nel 1983 esce la prima annata di un vino prodotto in una zona collinare ed allevato a Guyot. Non si tratta di un’azione rivoluzionaria, piuttosto di una saggia volontà di evolvere la tradizione, dimostrando che tutto si può migliorare senza necessariamente intaccare un patrimonio culturale tramandato. Quindi, un vero concetto di Cru, in cui 28 ettari sono dedicati alla produzione di La Grola, e i due più in quota, precisamente a 385 metri slm, dedicati alla produzione de La Poja. Qui, la vigorosa Corvina cresce in condizioni difficili, indotta ad effettuare una sorta di seleziona naturale, dove il frutto è intrinsecamente di qualità, grazie anche alla resa molto bassa.

Pronti per un tour sensoriale?

LA POJA

La Poja è un vino felice perché il territorio in cui cresce è felice. Il 1988 è il suo anno di gloria, quando, grazie alla lungimiranza di Franco, la Corvina viene lasciata surmaturare in vigna e vendemmiata tardivamente rispetto al periodo canonico di raccolta, evitando di sottoporre le uve ad appassimento. La Poja non viene prodotto tutti gli anni, ma soltanto nelle annate migliori: o riesce a dare il massimo, o non ha senso farlo. Quindi, chapeau.

2006: annata caratterizzata da escursioni termiche che hanno dato la possibilità ai polifenoli di svilupparsi al massimo, portando come risultato un prodotto fresco e aromatico. Il frutto è intatto, il colore ha tenuto e terrà ancora, anno dopo anno. Si notano principalmente i terziari, specialmente l’erba secca ed è capace di spiccare per acidità e verticalità al palato. Rende omaggio al concetto di evoluzione. Il tannino è proporzionato e la sensazione in bocca è morbida. Senza dubbio, è un vino che si presta meglio alla meditazione che all’abbinamento gastronomico.

2011: annata calda, quindi sensazioni intense di maturità rispetto al precedente. Il primo naso denota una ciliegia sotto spirito. Lorenzo ci spiega che quell’anno è stato caratterizzato da un vento particolarmente caldo che ha soffiato da dopo Ferragosto fino alla fine del mese, creando una “bolla calda” che ha surmaturato le uve. La conseguenza è stato un necessario e celere lavoro di cernita per separare le uve sane da quelle scottate. In ogni caso, l’accento caldo e “grosso” del calcare polveroso del territorio caratterizza sia il naso che la beva di un vino con i muscoli, come fosse un gigante buono: potente ma bevibile. D’altronde La Poja non ha come mira propria la potenza estrattiva, giocherà sempre su frutto e freschezza. Si può concludere che il 2011 denoti meno eleganza se confrontato al 2006, ma è solo una questione di tempo perché trovi un equilibrio che lo renda unico. Si può concludere che, essendo più caldo, è più abbinabile al cibo.

2015: un vino in gran forma grazie alla croccantezza e all’asprezza tipica della marasca della Valpolicella, in cui i sentori si avvertono come piacevolmente oscillanti tra frutto e pepe: esattamente come si deve comportare un vino della Valpolicella. È un vino così buono da risultare facile. Mi spiego meglio: chiunque può dire che si tratti di un gran vino. La complessità e la comprensibilità sono due fattori che uniti mettono d’accordo tutti bevitori, a prescindere dalla preparazione sul tema. Non c’è niente da spiegare a riguardo, è identitario della terra in cui nasce.

AMARONE

L’Amarone deriva da uve coltivate in un vigneto che di nome fa Villa Cavarena, situato a 500 metri slm, a Mazzurega, frazione di Fumane. In questo posto speciale, l’esposizione alla luce è perfetta e fa sì che le uve maturino più in virtù della luce che del calore. Qui l’acqua drena a meraviglia, la ventilazione è ottimale e la mano dell’uomo contribuisce alla “sola” selezione delle uve attraverso la vendemmia verde, un’attenta defoliazione e la selezione di ogni singolo grappolo per lavorare soltanto con il fior fiore degli acini. La luce rende unico questo vino, un fattore che consente l’eliminazione dell’eccesso di residuo zuccherino, a favore di una maggior presenza di polifenoli, per un miglioramento complessivo delle proprietà organolettiche.

2000: maturità e freschezza. Quasi facile e scorrevole, ha la capacità di riempire la bocca senza essere invadente. Si tratta di un Amarone della tradizione, che non ha come pretesa lo stupore. Eppure, colpisce la semplicità della sua eleganza. Qualcuno l’ha definito un Amarone Amarcord, pensando all’infanzia abitata dai barattoli di sciroppo di amarene preparati dalla mamma. è la poesia del vino, baby.

2004: al naso è splendido, nel gusto è intenso e verticale, intrigante. Non siamo usciti dalla casa d’infanzia e abbiamo gli angoli della bocca ancora sporchi di ciliegie sciroppate. In qualche modo, si può definire il fratello minore del precedente perché denota maggior dolcezza nel frutto e meno presenza di terziari. Inoltre, è molto promettente in termini evolutivi.

2018: di indubbia freschezza, arrivano dritte al naso le pirazine, il comparto aromatico della gioventù. Tuttavia, si attenuano con il passare del tempo e con l’azione dell’ossigeno. Complice anche un inizio estate piovoso che non ha mai portato l’uva verso la piena maturazione. Niente paura: l’enologo ci rincuora spiegando che, in casi come questi, le Pirazine non sono altro che difetti che celano il gran potenziale di un giovane sgraziato che si evolverà attraverso eleganti note speziate, rivelando un notevole corredo aromatico entro un paio d’anni. A questo punto, non vedo l’ora arrivi il 2024 per gustare un’altra opera d’arte di casa Allegrini.

Conclusioni: con questi traguardi raggiunti, l’Amarone oggi deve uscire da una storia, tenendosi saldo alle radici, per evolversi mai perdendo sé stesso.

Ultimo vino in degustazione

FIERAMONTE AMARONE RISERVA 2015

Di questo concetto di Amarone Riserva, si producono soltanto 6000 bottiglia. Una chicca che va preservata. Vigneto Fieramonte, sempre nella frazione di Mazzurega, Fumane. Un cru a tutti gli effetti anche lui: resa per ettaro molto bassa, attenta selezione dei grappoli migliori e vendemmia verde. Un concetto di Amarone più estremo rispetto al classico e che rientra nel progetto di freschezza come tutti i vini della maison, ma che in comune con gli altri avrà solo questa costante: eleganza calibrata nei vini precedenti, eleganza potente per Fieramonte. Un fuoriclasse in piena regola. Il vino in bocca è pieno e promette di esplodere in complessità tra non molti anni, sviluppando un corredo elegantissimo. È un giovane spinoso e irriverente di cui si intravede una promessa di futuro grandiosa. È fungoso, ha la potenza olfattiva di quei tappeti di foglie bagnate che coprono il suolo di un bosco dopo la pioggia. Quasi un peccato berlo adesso per la promessa di futuro che suggerisce, un dispiacere non continuare a berne. Per scelta, viene usato solo legno piccolo perché si concentri tutta la struttura che già denota: ciliegia, prugna, agrumi, buccia di pompelmo rosa, mentuccia.

Conclusioni o, per meglio dire, pensieri sparsi

Posso concludere sostenendo che, a prescindere dalle caratteristiche proprie di ogni annata, i vini di Allegrini denotano il fil rouge della freschezza, unita ad un potenziale di durata invidiabile. Continuando a ragionare in modo sparso, penso che la difficoltà del fare vino in una zona produttiva storica e tradizionale come la Valpolicella, risieda nell’essere in grado di differenziarsi, pur applicando quel processo – necessario per disciplinare – di standardizzazione degli aspetti metabolici dell’uva che è rappresentato dall’appassimento, che tendenzialmente priva il corredo aromatico di un vino della spontaneità varietale.

Mi spiego meglio. Quando assaggio vini come questi, penso sempre che il concetto di “fine” non possa realmente esistere. Non c’è una fine, non c’è un inizio. Ci sono le evoluzioni, i cambiamenti. Innovare è dare un nuovo senso ad una tradizione che ha fatto il suo tempo e che ha bisogno di essere adattata al qui ed ora per essere compresa al massimo. La storia evolve e le storie si raccontano in modo nuovo, senza negare il passato, ma esaltandolo in modo esuberante. Aziende come Allegrini, sono il chiaro e sano segnale di un mondo che si muove nella giusta direzione, attraverso una costante cifra registica di assoluta qualità.

Vendemmia tra le marogne di Villa della Torre

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