“E’ arte ciò che contiene una storia, una personalità, un’anima. Come il vino”. Dialogo con Elisa Marengo, vignaiola e artista vitale dell’Azienda Agricola Mauro Marengo

C’è un momento tra l’inverno e la primavera in cui, come in tutti i momenti di cambio e passaggio, ci si sente fluttuanti. La città non è più così fredda, ma quel senso di pigrizia indotto dall’inverno è ancora presente. In quel momento però, potevo sentire le onde del mare dalla finestra. Erano vivaci nel silenzio che le circondava e, senza che me ne accorgessi, stavano riordinando i pensieri sconnessi che mi ero trascinata dall’ambiente urbano che avevo appena lasciato. Mi ricordo allora di aver preso nell’enoteca di fiducia sotto casa una bottiglia mai provata prima, una Barbera d’Alba dell’azienda Mauro Marengo. Niente di meglio per rendere completo quel momento di distensione fisica e spirituale. Così, in questa strana estate di calma apparente, sono stata spinta dal bisogno di ricerca di cose autentiche e sono andata nell’azienda piemontese per parlare con Elisa Marengo, giovane e riservata artista, terza generazione, insieme ai suoi fratelli, della cantina Mauro Marengo. Elisa è una ragazza gentile e dai modi delicati d’altri tempi, ed è lei che ha progettato le etichette delle bottiglie di famiglia. Opere dall’estetica ragionata e mai casuale, dove la bellezza trova il suo posto in una grafica pulita, ispirata alla terra di Langa e alle consuetudini della natura che popola i vigneti dell’azienda. Undici ettari tra Novello e Barolo. Ve li racconto attraverso le parole di Elisa.

Cosa significa creare etichette per il vino?

Per me creare un’etichetta è un po’ come fare un riassunto. L’etichetta deve concentrare in poco spazio molte informazioni necessarie alla giusta lettura del contenuto: chi è il produttore, dove risiede l’azienda, l’annata, la gradazione alcolica e il tipo di vitigno che andrò a bere. Ci sono una serie di dati necessari per disciplinare, ci sono delle misure per quanto riguarda le dimensioni dei testi da seguire, e in più, a mio avviso, l’etichetta deve rispecchiare esteticamente, oltre che per iscritto, l’immagine, gli ideali, la filosofia dell’azienda che lo produce.  L’etichetta deve informare sì il possibile acquirente di cosa troverà all’interno del prodotto, ma deve anche avere il potere di attrarlo: anche l’occhio vuole la sua parte, e devo ammetterlo, anche io sono tra quelli che scelgono il vino (anche) in base all’etichetta! Penso che a volte l’etichetta sia “il biglietto da visita” prima ancora del biglietto da visita stesso, e devo ammettere che nella mia esperienza, spesso è appunto l’etichetta che ci ha aperto nuove strade e messo in contatto con nuovi clienti che poi per fortuna hanno gradito anche il vino e sono rimasti.

Particolare dell’etichetta di Langhe Nebbiolo, prodotto con uve 100% Nebbiolo dei territori di Novello e Barolo

Cosa ha significato creare etichette per il vino di famiglia?

Se il processo di creazione di un’etichetta è già complesso di per sé, creare qualcosa per la propria famiglia lo è ancora di più! Spesso è più facile parlare degli altri che di sé, e si riesce meglio ad avere una visione quando si è esterni alle cose. Nel mio caso ho dovuto concentrare ciò che volevamo comunicare, chi siamo e cosa vorremmo esprimere cercando di inserire una parte di me, ma allo stesso tempo cercando di esserne “estranea”, come appunto facessi il lavoro per un terzo. Il mio percorso di studi artistico in Grafica d’Arte all’Accademia ha influito molto nella mia poetica creativa: anche se sto progettando un elaborato per l’ambito commerciale cerco sempre di dare un senso al mio lavoro, non solo estetico/grafico/di composizione ma anche in un certo senso “filosofico”, cerco sempre di includere una storia, ma non intesa come “racconto inventato”, è fondamentale per me inserire genuinità, passione e soprattutto ricordi. Le mie etichette vogliono essere dei collegamenti, vere e proprie liasons, che portano il duro lavoro della mia famiglia, concentrato in bottiglia, ad incontrare Voi, punto necessario di arrivo, i nostri sostenitori e clienti senza i quali il nostro lavoro non avrebbe senso.

Nelle mie etichette includo sempre elementi che ricollegano il vino al territorio, come per esempio il fiore di achillea secco per il Barolo, poiché i pendii dove sorgono le nostre viti di Nebbiolo da Barolo sono spesso ricoperti da questa pianta; oppure l’uccellino che trovate sulla bottiglia di Nebbiolo è lo stesso che in autunno, a fine vendemmia, saltella di tralcio in tralcio alla ricerca di quei piccoli grappoli lasciati sulla vigna, oppure elementi naturali che si possono ritrovare al gusto o all’olfatto nel vino, come il rovo di mora sull’etichetta della Barbera, che vuole ricordare sì il colore più violaceo e profondo del vino, ma anche quella punta di acidità che caratterizza la Barbera. Oppure il giovane mandorlo in fiore sull’etichetta del Dolcetto, che vuole ricordare quella punta amara sul finale, ma anche che è un vino fresco, giovane. E ancora la mappa olfattiva di tutti gli aromi che potete trovare al naso e al palato della nostra Nas-cetta, oppure ancora riportano elementi legati alla storia della nostra famiglia, come il Barolo Angela che porta il nome di nostra nonna, madre di Mauro, che ancora oggi quando è tempo di vendemmia usa indossare lo stesso abito a fiori, di cui potete trovare un lembo “cucito” sull’etichetta.

Particolare dell’etichetta del complesso e armonico Barolo “Angela”, prodotto con uve 100% Nebbiolo dei territori di Novello e Barolo.

Nella creazione delle mie etichette, oltre alla cura che porto ai soggetti, sono sempre molto attenta anche al tipo di packaging che andrò a realizzare: tendo sempre a scegliere meno lavorazioni possibili e carte naturali ed ecologiche e riciclate quando possibile, portando sempre attenzione all’impatto sull’ambiente.

Secondo la tua visione di artista, che rapporto c’è tra arte e vino?

Essendo di parte, penso che l’arte sia racchiusa in tutte le cose: la si può vedere in un sasso dalle forme gentili, in un tramonto dalle tonalità avvolgenti, in un filo d’erba o la si può percepire, perché no, in una bottiglia di vino. Arte è creazione, e alla fine tutto è frutto di un processo, di una nascita, di una fine. Ci sono opere d’arte più durature, altre fatue e altre addirittura impercettibili. Penso che spesso ci sia una sorta di paura a parlare di “arte”, un timore che percepisco soprattutto da chi dice di non capirne nulla. Penso sia un peccato: secondo me ognuno ha una percezione differente di cosa sia arte o meno, ed ognuno è libero di poter dire e definire cosa sia arte o meno per lui.

Tornando al rapporto tra arte e vino, per me ci sono etichette che possono essere considerate veri e propri manufatti artistici, altre invece che sono solo semplicemente didascalie su bottiglia; idem per quanto riguarda il vino in sé , ci sono bottiglie che stappi e senti quasi la fatica, il lavoro del raccolto, percepisci chi lo ha fatto e perché, entri in connessione con le persone che ci hanno lavorato: alla fine arte è empatia, è connessione e percezione.

Allo stesso tempo ci sono vini che sono puramente prodotti commerciali, che non hanno anima… Io penso quindi che si giunga sempre allo stesso discorso: è arte ciò che contiene una storia, una personalità, un’anima, e questa può dialogare tranquillamente con o addirittura essere vino. Ma senza passione, come per tutto il resto, rimane un oggetto inerte, un prodotto, un corpo senz’anima.

Particolare dell’etichetta di Barolo DOCG, prodotto con uve 100% Nebbiolo dei territori di Novello e Barolo

Riuniti intorno ad un tavolo la sera, di cosa parla una famiglia di produttori vinicoli?

Quando capita di essere tutti insieme, la sera come a pranzo, si discute dell’avvenire, dei progetti futuri, dei lavori da terminare, ma anche di cose normali, discorsi di famiglia, un po’ come tutti. Chi ci conosce sa che non siamo dei gran chiacchieroni, ma che siamo di buona forchetta, e che il vino in tavola non manca mai! Beviamo vino fresco di botte, bottiglie tappate da poco oppure riassaggiamo vecchie annate, e soprattutto non disprezziamo assaggiare il vino di altri produttori della stessa zona, come di altre regioni d’Italia, ma anche vini che provengono da altri stati e continenti. Assaggiamo anche per confrontarci sui gusti, sugli stili, per indovinare gli affinamenti, per scoprire nuovi abbinamenti.

Particolare di etichetta di FALUN, prodotto con uve Nebbiolo del territorio di Novello, vino che riscuote particolare successo sul mercato scandinavo

Come vivete il rapporto con il vostro territorio?

Il rapporto con il territorio è molto stretto, imprescindibile. Il nostro lavoro è e segue il territorio, la fisionomia del paesaggio, le leggi della natura… è una simbiosi. Siamo grati di poter lavorare in un posto così suggestivo, con dei climi favorevoli alle coltivazioni, e cerchiamo di conservarlo al meglio possibile, anche in viticoltura. Non usiamo pesticidi ma solo diserbo meccanico e utilizziamo sempre pochi prodotti ausiliari alla vite, quando e se necessari. Inoltre coltiviamo solo vitigni autoctoni, per continuare una tradizione a noi cara. Le nostre radici sono in nostro punto di partenza e il nostro caposaldo.

Particolare dell’etichetta di Dolcetto d’Alba, prodotto con uve 100% Dolcetto del territorio di Novello

Tre parole per descrivere i vostri vini

Pensiamo che i nostri vini siano (o debbano/vogliano essere) per tutti, bilanciati, ma soprattutto sinceri. Non amiamo seguire determinate lavorazioni o piantare determinati vitigni solo perché in un preciso momento sono “di tendenza”, e non amiamo “esagerare” nelle estremità sensoriali solo per stupire, per colpire e farsi notare. Penso che i nostri vini siano un po’ come noi… timidi, schietti ma sinceri. No virtuosismi o sviolinate, cerchiamo di essere alla portata di tutti, e soprattutto cerchiamo di rispettare e di far esprimere le qualità e genuinità dei frutti e dei prodotti del nostro territorio.

Cosa significa, per voi che siete così giovani, essere produttori di vino?

Sicuramente come molti altri lavori, l’essere produttori richiede molto tempo ed energie, soprattutto per quelli come noi che seguono tutti i procedimenti dall’inizio alla fine, dall’impianto della vite, la potatura, la vendemmia, dall’imbottigliamento, etichettatura e commercializzazione. Tutte le fasi sono seguite in prima persona da noi tre, ma un grande aiuto viene ancora da mamma Lucia, prezioso aiuto e jolly in varie fasi e ambiti nel momento del bisogno, e da papà Mauro, che ancora oggi, con i suoi anni di esperienza, cura la maggior parte del lavoro insieme a Cristian, marito di Gabriella, che sta imparando da lui e seguendo le sue orme in viticoltura. Essendo una piccola azienda ovviamente poi tutti fanno un po’ di tutto, ci si scambia e ci si aiuta in base alle occorrenze. Poi siamo giovani, alle prime armi, ma piano piano stiamo portando avanti una tradizione di famiglia, apportando piccole innovazioni, ma stando pur sempre attenti alla tradizione. Insomma, siamo molto orgogliosi e fortunati a poter mandare avanti una tradizione del genere, speriamo e cerchiamo tutti i giorni di essere all’altezza del compito, sicuramente siamo molto contenti quando sentiamo che il nostro lavoro viene apprezzato, per noi è motivo di orgoglio e spinta a voler continuare e migliorare in questo lungo percorso.

Progetti futuri?

Le idee non mancano mai, i desideri da esaudire sarebbero tanti, per ora stiamo portando avanti una tra le mille. Purtroppo il progetto non è ancora completato quindi, più per scaramanzia che altro, non possiamo rivelarvi per filo e per segno cosa sarà. Vi diciamo solo che in programma c’è un nuovo spazio in cui incontrarvi, in cui farvi scoprire un po’ più di noi, ma anche per entrare in empatia con noi, con il territorio…Curiosi?? Continuate a seguirci per sapere cosa bolle nel grande e caotico pentolone Marengo!

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Se dovessi riassumere in pochi concetti quanto detto da Elisa, sceglierei vitalità e discrezione. Ed è vero quando si dice che il vignaiolo e il suo vino inevitabilmente si assomigliano. Per capire davvero un vino bisogna parlare con il suo creatore. In questa esperienza umana in cantina, ho ritrovato tutte le gradazioni di gusto della gamma prodotta dalla famiglia Marengo: l’intensità del bianco nas-cëtta, la schiettezza della Barbera, la complessa eleganza di tutti i rossi che si fanno amare perché sono lontani dall’essere pretenziosamente sofisticati. E per questo sinceri, come noi che all’etichetta modaiola preferiamo l’estetica che punti alla ricerca vero. Come natura comanda.

Particolare dell’etichetta di Langhe Nasc-etta DOC, prodotto con uve 100% Nasc-etta del territorio di Novello

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