Eno-eroi della Costiera Amalfitana. La Cantina Ettore Sammarco di Ravello.

Ci hanno raccontato che la mente umana non è in grado di comprendere l’infinito, che è troppo limitata per tentare una spiegazione. Poi, però, per una misteriosa forma di indulgenza divina, ci è stata data la Costa d’Amalfi e da quel momento il concetto di infinito è più comprensibile.

terrazza dell’infinito, villa cimbrone, ravello.

Per compensare questa grazia, c’è una regola per cui più una cosa è bella, più è difficile da raggiungere. Vale per gli obiettivi ambiziosi sul lavoro, nell’amore. Ce l’hanno insegnato le grandi conquiste della storia. In questo caso, vale per la produzione dei vini su terreni da cui nascono i favolosi autoctoni con cui si producono i vini sotto la denominazione Costa d’Amalfi DOC, che da millenni mette a dura prova la resistenza dell’uomo. Un’instancabile fatica che rende omaggio alla straordinaria bellezza di un territorio divino.

In Costiera Amalfitana si pratica la viticoltura eroica, quella particolare tipologia di cura del terreno che prevede solo e soltanto la presenza umana nel vigneto, poiché l’eccessiva pendenza del terreno rende impossibile l’utilizzo di qualsiasi macchinario. In questi posti, anche i limoni e gli olivi si coltivano nella stessa, sudata maniera.

In media, ogni pendio ospita quattro filari di viti e la geometria è stabilita dai pali di castagno.

Inoltre, un’unica strada costruita nel XIX secolo è l’unico modo per raggiungere le antiche località della Costiera, vertiginosi paesini aggrappati a crinali di monti che si gettano nel mare. Le case, che solo il cielo sa come possano esistere su quelle pendenze, sembrano merletti lavorati da mani anziane e danno la sensazione che si rovescino nell’acqua da un momento all’altro, creando l’illusione mentale di un fermo immagine su una tovaglia carica di stoviglie nell’atto di essere scaraventata a terra.

Questa non è una costa, è una scommessa, un teatro di meraviglie sorprendenti che rendono avide le papille che impazziscono guardando ovunque, per la paura che sfugga qualcosa alla vista, e che trovano la quiete nel mare lì sotto. Una vertigine a riflessi blu. Davanti ad un paesaggio della Costiera Amalfitana si è colti dal timore di non essere in grado di accumulare bellezza a sufficienza.

È la terza volta che visito questo miracolo paesaggistico, e anche quest’anno al ritorno mi si è riproposta la stessa identica sensazione: l’impressione non di esserci realmente stata in quei posti, ma di averli solo sognati. Ma va bene così, a che la loro bellezza non si sciupi possedendola fino in fondo. Ogni volta è un incanto sfiorato.

La Cantina Ettore Sammarco

Immaginate dunque di celebrare questi momenti di assoluto con un vino che rappresenta pienamente quello che vi sto descrivendo.

Selva delle Monache – Bianco

Doc Costa d’Amalfi, sottozona Ravello, composto da 70% Biancolella e 30% Falanghina che crescono su terreno vulcanico e i vitigni sono allevati a spalliera e su Pergola Amalfitana. Affina per tre mesi in acciaio su fecce fini. È un vino che esalta i sensi, è complesso e fresco, sa di fiori e frutta esotica in modo delicato. Caratteristico della Costa d’Amalfi, va goduto davanti a strapiombi vertiginosi e a casa, per rinfrancarsi ricordandoci quanto di bello abbiamo, nonostante tutto.

Volendo esagerare nel gusto:

Vigna Grotta Piana – Bianco

Doc Costa d’Amalfi, sottozona Ravello –, composto da 40% Ginestrella, 30% Falanghina, 30% Biancolella, raccolte a Ravello sulle pendici del Monte Brusara a 500 metri s.l.m. dove la raccolta avviene manualmente. Il terreno è vulcanico, i vigneti allevati a guyot. Affina tre mesi in acciaio e tre mesi in barriques di rovere francese su fecce fini. Giallo paglierino così carico da sembrare dorato, al naso ci sono fiori e frutta gialli e un sentore di vaniglia, seguìto da sensazioni di tostatura.

Ed era proprio in questa cantina che vi volevo portare, da Ettore Sammarco, tra i pionieri della produzione enologica amalfitana, nella sbalorditiva bellezza del contesto di Ravello. Un’azienda che conta 12 ettari, di cui 3 a gestione diretta e piccoli appezzamenti in cui i proprietari conferiscono e si collocano tra Ravello e Scala.

Gli esordi di un lungimirante, giovane vignaiolo

Sembra che la sfida sia insita nel carattere di questi luoghi e dei suoi fortunati abitanti.

A.D. 1962. Ettore Sammarco, giovane di Ravello, decide di scommettere in un ambito allora sommerso, quello del vino. Fonda così l’omonima casa vinicola e coltiva la vite, imbottiglia e vende i vini da lui prodotti.

Facciamo un passo indietro:

La commercializzazione del vino in Costiera Amalfitana e la sua fama mondiale sono fatti recenti. Dal dialogo con Ettore Sammarco è emerso che quando ha iniziato ad affacciarsi al mondo vinicolo, la maggior parte del vino bianco commercializzato in Campania proveniva dalla Sicilia, precisamente dalla zona di Alcamo. Il vino veniva trasportato via mare in grandi botti, arrivava al porto di Napoli e da lì, smistato ovunque. Un giorno, il giovane Ettore si rivolse al grossista per acquistare delle botti vuote, già usate, per utilizzarle nella produzione nelle sue terre. L’anonimo grossita subito tenta, senza successo, di demotivare il giovane Ettore: “Uagliò, c’ vuo fa cu chillu vino? Assa stà. Chisto costa quatt sordi. Però, se ci tieni, ti vendo qualche damigiana per poche lire”. Ettore aveva già iniziato a convincere le persone intorno a lui. Stava cominciando un’impresa che ancora oggi, può raccontare con ironia e soddisfazione.

A dirla tutta, a Ravello c’era una cantina rinomata che già a tempi viveva in America. Si chiamava Caruso. Dopotutto però, perché lasciare sempre agli altri la possibilità di provarci e non iniziare a scommettere in prima persona? Così inizia la storia di Ettore Sammarco e dei suoi premiati vini.

Il primo canale di vendita del suo vino era stato identificato in un suo amico, Maitre in uno dei ristoranti più rinomati di Amalfi. Queste le premesse: “io ti porto una cassa di vino, se lo vendi me lo paghi, se resta lì, te lo regalo.”

Mentre racconta, ci versa il rosato

Selva delle Monache – Rosato Doc Costa d’Amalfi, sottozona Ravello. Composto da 60% Piè di Rosso (qui detto Per’e’ Palummo) e 40% Aglianico.

Fresco, floreale, sapido e coinvolgente. Un vino di mare elegante.

“Hai fatto un vino eccezionale, non ne abbiamo avanzato nemmeno una goccia”. Questa la risposta del suo amico solo dopo una settimana. Poco dopo, i due si diedero appuntamento nella piazza di Amalfi per la vendita di altro vino, questa volta doppio in quantità.

Per festeggiare il suo primo, vero successo da vignaiolo emergente, ci versa Selva delle Monache Riserva Ravello – Costa d’Amalfi composto da 70% Aglianico e 30% Piè di Rosso (Per’e’ Palummo), affinato in barrique di rovere francese, presenta un colore rosso rubino con riflessi granata. All’olfatto note di frutta matura, di spezie, con sentori di tostatura dolce. Intenso, promette una grande evoluzione.

Nel frattempo, abbiamo assaggiato tutto, gli altri vini di cui non vi ho parlato li potete trovare qui.

Oggi le cantine di Ettore Sammarco si avvalgono della più avanzata tecnologia nella produzione, fra cui impianti rinnovati per la vinificazione, che consentono la pressatura soffice dell’uva, oltre alla fermentazione a temperatura controllata e un sistema di imbottigliamento del vino a freddo in linea sterile. Una tecnologia che mira a produrre nel nome nome della qualità, senza mai tradire la genuinità del territorio.

L’azienda è guidata dalla famiglia Sammarco, Ettore è responsabile con il figlio Bartolo di tutte le fasi della produzione, Maria Rosaria ed Antonella, le altre due figlie si occupano di vendita e gestione amministrativa dell’azienda.

Gli autoctoni: i veri signori della Divina Costiera

Lo ripeto sempre e qui ho trovato ampie spalle di appoggio: niente come i vitigni autoctoni valorizza un territorio. La zona di produzione della Costiera comprende l’intero territorio da Vietri sul Mare, il primo paese della Costa in direzione Salerno, fino Positano e senza dubbio l’area più vocata è quella delle sottozone Furore, Ravello e Tramonti.

Le varietà sono le stesse da millenni. I rossi sono prodotti da uve Piedirosso, conosciuto anche con il suo nome dialettale Per’ e palummo. Sciascinoso, SerpentariaTintore e Aglianico. I bianchi si producono principalmente con Falanghina e Biancolella ma fondamentale è l’apporto dei vitigni locali minori e dalle rese contenute, come S.Nicola, la Ginestra, la Pepella, il Ripolo. È grazie a loro che i vini godono di personalità e originalità.

Dunque il grande insegnamento di questa visita è il seguente: la passione per il vino di Ettore Sammarco, unita alla sfida quotidiana nel prendersi cura della terra abitando le anarchiche montagne dell’ardita Costiera Amalfitana , è tra le più azzeccate dimostrazioni che è possibile realizzare ciò che si desidera. Nonostante la nostra impossibilità di concepire l’infinito, possiamo provare a chiudere gli occhi e a lasciarsi andare alle scommesse che bussano forte, come se ci dovessimo tuffare da una scogliera.

Magari, riemergendo da quel mare, potremmo trovarci davanti allo spettacolo del bello che siamo in grado di creare.

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