I vini PIWI: oltre i vini naturali

Non ricordo di aver sentito parlare dei vini PIWI. Forse avevo letto distrattamente un articolo su qualche quotidiano tempo fa. Certamente il loro mercato è ancora abbastanza ristretto tanto che anche il WSET, fino al 3 livello compreso, non ne fa menzione.

Ma andiamo con ordine.

Mi concedo quattro giorni di vacanza in Alto Adige per immergermi nella natura con una mia cara amica. La città di Bolzano sorge in una conca originatasi dall’incontro di due fiumi, l’Adige e l’Isarco, ed è circondata da colline e montagne coltivate per lo più a vite e mele: perché non cogliere l’occasione per visitare qualche cantina?

La scelta è davvero difficile non solo per il numero di cantine ma soprattutto perché si possono incontrare realtà tanto diverse tra di loro quanto validissime. Il nostro Marco, di cui vi ho già parlato nel precedente post, avendo un’incredibile conoscenza dei vini italiani unita al dono speciale di scoprire cantine talentuose, me ne consiglia un paio.

Vigneti della tenuta Hof Gandberg

Scrivo una e-mail chiedendo la possibilità di effettuare la visita e attendo.

Il venerdì nessuno ha risposto. Pazienza: mi godrò ugualmente le montagne, i laghi e le delizie enogastronomiche altoatesine.

Le vigne di Hof Gandberg con alle spalle le montagne e i nuvoloni del temporale

Piccoli gesti di gentilezza

A metà mattina, ancora in viaggio sulla lunga e trafficata autostrada, mi squilla il cellulare. È una voce femminile molto dolce con un accento tedesco che mi dice di aver ricevuto la mia mail e che se fossi interessata a visitare la loro tenuta, lei e il marito sarebbero disponibili nel primo pomeriggio insieme ad un altro gruppo di visitatori tedeschi. Marlene Niedermayr è così gentile da inviarmi la posizione della tenuta Hof Gandberg.

Detto, fatto.  Dopo un pranzo veloce arranchiamo per una stradina molto stretta sulla collina sovrastante San Michele ad Appiano e lasciamo l’auto vicino a una casa senza sapere dove dirigerci: sembra di essere atterrati davanti alla baita di Heidi anzi, forse in un posto ancora più bello perché ovunque ci sono fiori meravigliosi con oche, galline e galli che girano sereni in mezzo alle vigne.

Una bella ragazza con una bimba in braccio ci fa segno di proseguire e salendo una piccola scaletta arriviamo sotto un pergolato di viti dove Thomas Niedermayr ha appena iniziato la degustazione con il gruppo di tedeschi. Ci accoglie con un sorriso gentile e ci fa accomodare al secondo tavolo. Mentre ci versa il primo vino ci chiede cosa sappiamo della sua tenuta e devo ammettere che ne so davvero poco.

Il mondo bio dei vini PIWI  

Nel corso di questa lunga degustazione Thomas ci spiega quello in cui consiste il suo lavoro, il suo studio e nonostante la sua pacata tranquillità emerge una grandissima passione per la propria vita e le proprie scelte che influenzano in modo sostanziale lo stile che hanno questi vini.

I vini di Thomas Niedermeyr

I vini PIWI sono vitigni selezionati perché resistenti ai funghi e quindi non parliamo di varietà internazionali o autoctone ma di qualcosa di assolutamente eccezionale. La scelta di allevare questi vitigni dipende dalla filosofia che Thomas, e prima di lui suo padre, ha abbracciato nella gestione della propria tenuta: l’uomo deve lasciare che la natura operi indisturbata in tutte le sue fasi, dalla vigna alla produzione e tutto il processo deve essere assolutamente naturale. Per questo motivo i PIWI sono la scelta logica: non avendo bisogno di trattamenti per combattere funghi o infestanti, questi vitigni si prestano perfettamente alla concezione biologica e naturale della cantina.

Profumi, sapori immagini ed emozioni

Mentre lo ascoltiamo parlare, nei nostri bicchieri passano in degustazione tutti i vini prodotti e devo ammettere che sono davvero eccezionali.

Le etichette stesse, semplici e pulite, li raccontano graficamente.

Ho amato moltissimo Solaris dall’omonimo vitigno PIWI, che ti avvolge con un intenso aroma di frutta esotica (ananas), pesca bianca ed albicocca, e con le spezie che rimangono in sottofondo. Il secondo bianco si chiama Souvignier Gris, dal nome del vitigno. E’ giallo brillante con profumi di pompelmo e fiori bianchi ed una spiccata freschezza dovuta alla sua mineralità.

 Sonnrain è il terzo vino che chiude la prima parte della degustazione.  È un blend di diversi PIWI di cui Solaris è la componente principale, ed è un vino dove la delicatezza dei frutti e dei fiori viene contrastata da una sapidità intensa.

Biodiversità tra i vigneti

La tenuta Hof Gandberg è un esempio sorprendente di biodiversità. Attorno al pergolato sotto cui siamo seduti, ci sono alberi di albicocche e susine, con profumatissimi ciuffi di lavanda e rosmarino che sbucano tra i filari di vigna: ci sono farfalle, api e libellule e gli unici rumori che si sentono sono quelli della natura.

Anche in cantina Thomas rispetta il processo naturale: la fermentazione avviene grazie a lieviti indigeni del vigneto in contenitori senza controllo della temperatura. Il vino riposa poi sui lieviti in grandi botti di rovere esauste perché l’unica cosa che deve apportare il legno è la micro-ossigenazione. La durata del passaggio in botte dipende dal tipo di vino; quando viene imbottigliato, non subisce filtraggio né chiarificazione.

Le vecchie botti della cantina

Nel frattempo, le nuvole cumuliformi sono ormai arrivate sopra le nostre teste brontolando rumorosamente e le galline con il loro gallo si affrettano a correre nel pollaio. Da sotto il pergolato sentiamo crescere il ritmo della pioggia e rimaniamo spettatori di questa natura che si trasforma ma non perde il suo fascino.

Ci viene versato Abendrot, un bianco macerato: vederlo nel bicchiere con quel color ambra mi provoca una gioia indescrivibile, e poi i profumi di prugna e di amarena si fondono con la cannella per aprirsi in una mandorla al palato e lasciare in estasi a lungo.

Un’ultima curiosità riguarda la chiusura: le bottiglie infatti hanno tappi a vite, nessun vino è chiuso con il classico sughero. Reggendo in braccio la sua ultima nata di due mesi, Thomas ci spiega che anche il tappo a vite è stata una scelta per rispettare il vino e fare in modo che niente possa “guastare” il prodotto. Così imbottigliato, può continuare ad evolversi e conservarsi per anni senza che il sughero possa danneggiarlo.

La pazienza e la tenacia della ricerca

La visita in vigna viene sostituita da un giro nella cantina visto che il temporale non da cenni di smettere. Ci accompagna Marlene che si sofferma a raccontarci più nel dettaglio come avviene la selezione dei vini PIWI, che non è un’operazione da laboratorio genetico come ci si potrebbe immaginare, ma una sperimentazione effettuata direttamente in vigna.

Si tratta pertanto di un lavoro paziente e preciso di selezione dei fiori femminili della vite che devono essere isolati per evitare l’autoimpollinamento da parte del fiore maschile presente sullo stesso rachide. Dopo avere fecondato il fiore femminile con il polline selezionato (in passato veniva preso da viti americane non della specie vitis vinifera), e avere ottenuto i semi, si passa alla semina e all’analisi delle piante germogliate, perché non tutte ereditano la resistenza alle malattie del progenitore.

Pazienza, quindi, e tanta passione.

Lo stagno di ninfee della tenuta

La sensazione che mi accompagna mentre ci lasciamo alle spalle questo posto incantato è quella della serenità: se posso permettermi un paragone, credo che Thomas e la sua famiglia abbiano creato un nuovo giardino dell’Eden e dimostrano quotidianamente che vivere in armonia con gli animali e con la natura è una scelta possibile.

Laura Corti

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