Il manuale del perfetto enoturista secondo Wine Heritage Lab

Esiste il manuale del perfetto enoturista? Cosa significa vivere un’esperienza autentica in cantina? Vi svelerò un segreto: sarete voi a creare la vostra realtà esperienziale perfetta, con qualche piccolo consiglio per un wine-tour memorabile, ma prima di tutto consapevole.

Ricordare la ricchezza delle zone vinicole italiane – e non solo – in materia di varietà di uve e denominazioni, climi, storie da raccontare, paesaggi, tradizione è mio lavoro, ed è la prima regola da ricordare quando indossiamo la veste dell’enoturista. Non dimentichiamo che stiamo per affrontare un viaggio nel nome di plurimi elementi che concorrono a rendere diversa, ma soprattutto unica, una cantina dall’altra. Per tutto questo sono richiesti tempo, passione e calma. E soprattutto, competenze adeguate che si possono imparare sul campo con una giusta dose di divertimento, se non avete tempo a sufficienza per frequentare corsi di sommelier o di degustazione.

Ecco dunque un breve vademecum che ho pensato per voi, come supporto alla vostra visita in cantina.

Dove sto andando?

Sembra banale, ma la cantina non è soltanto uno spazio geografico. Una cantina è l’immagine di tutto ciò che la circonda, è un raccoglitore di storia del territorio, è un luogo di produzione, di vicende umane che la attraversano, di varietà del climi di cui gode e del terreno su cui poggia. Prima di partire, chiedetevi cosa caratterizza quel territorio e che luoghi ci sono nelle vicinanze, se esiste un paese da visitare e quali sono le eccellenze locali a cui vale senz’altro la pena dedicare del tempo, prima o dopo la visita in cantina. Si, ma cosa? Un ristorante, un caffè storico, un artigiano, un museo che raccoglie pezzi di artigianato locale, rovine antiche, la casa del personaggio insigne del paese. Cercate, cercate, cercate per ritrovare la storia nel bicchiere. Succede, è scientificamente provato!


Alimenti: vino bianco, dal Taccuino Sanitatis, Manoscritto Casanatense 4182 (XIV secolo).

Ma come mi vesto?!

Sicuramente la visita a cantina e dintorni gioverà al materiale d’archivio per i social. Parola d’ordine: esprimersi, con garbo. Non c’è bisogno di agghindarsi come se andaste ad un primo appuntamento, né di assumere l’allure da turista degna di gondoliere con cappellini in paglia e banda blu “Venezia”. Bello il tacco, ma non qui. Ricordatevi che la cantina è prima di tutto un luogo di lavoro e che come tale richiede discrezione. Siate voi stessi e comodamente pratici. Il sociologo Vanni Codeluppi, studioso dei fenomeni comunicativi dei media e della cultura di massa, descrive l’abito come corpo mutoide, estensione del nostro stesso corpo, simbolo di ciò che siamo. E io aggiungo: …e di ciò che stiamo facendo. Quindi largo all’identità personale, senza forzature a tema.

Una rara immagine di Laura tra i vigneti, in questo caso in visita a Villa a Sesta, nel comune di Castelnuovo Berardegna (SI).

Un aspetto importante da considerare è che c’è una discreta escursione termica tra la zona del vigneto e la cantina, ed è bene prevedere sbalzi di caldo e freddo.

 Per le Signore: evitate il rossetto che, oltre a lasciare sul bicchiere un segno cafoncello segno del vostro passaggio, guasterebbe anche l’esperienza tattile, e gustativa, del liquido. Stessa cosa per gli amanti delle fragranze: per quel giorno, sprigionare profumi sarà appannaggio unico dei vini che degusterete.

Immagine dimostrativa di ciò che sarebbe meglio
evitare: rossetto su vetro.

C’è un codice comportamentale da seguire?

No, non ci stiamo preparando per un’udienza con Sua Maestà, state per andare in cantina per motivi di studio, e nella migliore delle ipotesi perché siete in vacanza, quindi siate consapevoli e concentrati nel primo caso, e consapevoli e rilassati nel secondo. Le regole da seguire non sono scritte, ma dettate dal buon senso. Lasciatevi trascinare dal racconto della cantina, dai profumi, dall’odore degli ambienti di vinificazione, fate foto, chiedendo prima il permesso a chi vi accompagna, e non vergognatevi mai di fare domande. Postate, fate stories in diretta se siete dei veri pro, taggate l’azienda e geolocalizzatevi in cantina, e ricordatevi che le recensioni sono importanti per chi verrà dopo di voi, nel bene e nel male. Se non siete abituati a bere, o se avete bevuto abbastanza ma avete ancora sete di curiosità, chiedete uno spittoon, ovvero una sputacchiera: in questo modo potrete degustare più tipologie di vino, senza affaticarvi con l’alcool.

A seconda della dimensione della cantina, ad accompagnarvi durante l’esperienza sarà personale addetto alle visite e alla degustazione, o il vignaiolo stesso. In questo caso, vi spingo a fare ancora più domande: l’impatto umano che si creerà renderà tutto ancora più indimenticabile. 

Fate domande, che sono sempre segno di interesse, e sentire la partecipazione farà sentire soddisfatta la vostra guida. Attenzione però, non sempre le domande sono sintomo di intelligenza, contrariamente a quanto ci dicono, perché il senso dipende dalla domanda. Cercate di non mettere in difficoltà l’interlocutore con domande troppo difficili a livello tecnico, a meno che non siate del settore: senza sapere come si legano i ribosomi al momento della sintesi proteica, prenderete sonno ugualmente.

Luglio 2021, con Tommaso Squarcia di Castello Tricerchi, splendida fortificazione del sec. XV a Montalcino.

E davanti al vino, che si fa?

Dagli occhi, al cuore. La degustazione inizia con l’osservazione del colore e dei riflessi prodotti dal vino, dalla limpidezza alla consistenza. Tenete il calice dallo stelo, mai dalla parte superiore perché le mani sprigionano odore anche quando sono pulite, e ciò potrebbe compromettere i sentori ai quali vi state avvicinando. Roteate senza troppa forza il calice e osservate gli archetti che si formano sulle pareti interne del bicchiere: un vino di discreta alcolicità formerà archetti stretti e sottili, un vino poco alcolico invece, lo capirete da archetti larghi e bassi.

Analizzando le sfumature rubino dei rossi dell’azienda Monterosola di Volterra. Una gioia per gli occhi!

La seconda fase è quella del riconoscimento degli aromi. Si distinguono in:

  • Primari o varietali, derivanti dalla varietà di uva utilizzata per produrre quello specifico vino, li incontrerete nei vini più giovani.
  • Secondari: gli aromi della fermentazione che scaturiscono dai processi fermentativi
  • Terziari: gli aromi dell’evoluzione, derivanti dall’affinamento. Inconfondibili nei vini di un certo pregio e in quelli adatti all’affinamento nel lungo periodo.

Un consiglio: non fate troppe olfazioni ripetute, o rischierete di restare assuefatti.

Dentro un bicchiere si possono trovare moltissimi aromi e io sono molto democratica in materia, come ho spiegato nella mia presentazione da palato indipendente. In generale però, le famiglie di aromi riscontrabili sono le seguenti: fiori, spezie, odori animali – che per alcuni sono difetti, per i francesi virtù da ricercare, – sentori vegetali, chimici e aromatici. Se non sentite tutto, non vi preoccupate: riconoscere odori nel vino non è facile, ma si può imparare con costanza negli assaggi, sviluppando così la memoria olfattiva, il più potente strumento per il degustatore.

Fatevi guidare da chi vi sta di fronte, e se non vi sentite abbastanza coinvolti, spronate e chiedete di più, avete entrambi interesse a rendere la visita indimenticabile.

Una rara immagine di Laura in fase olfattiva, in questo caso specifico in visita a Monterosola, cantina innovativa alle porte di Volterra.

Ultimo step: il gusto. La fase dell’assaggio è chiamata esame gustativo, quando il sorso completa la conoscenza. Per questo è importante che in una degustazione ogni singolo partecipante sia pienamente coinvolto per condividere, analizzare, conoscere punti di vista diversi e per avere spunti nuovi di approfondimento. Ricordatevi una cosa importante: il vino è 50% tecnica e 50% gusto personale e quest’ultimo è davvero importante, anche se non determina la qualità di un prodotto. Ci sono fattori innegabili che sono da demandare alla cantina, altri emotivi che fuoriescono in fase di degustazione: non state selezionando vini per un concorso, siete in cantina per piacere personale, anche se si tratta di studio. Largo alle impressioni dal profondo!

Un’altra rara immagine di Laura, in estasi pre-gustativa

Cosa compro?

Forse la vera domanda che vi state ponendo è: devo comprare sempre? Dipende. Sempre più le visite in cantina hanno un costo e, se proprio il vino non è stato di vostro gradimento, non dovete assolutamente sentirvi in obbligo di acquistare.

Altro discorso invece è quando è il proprietario a farvi la degustazione: vi sta concedendo il suo tempo, il suo know-how e l’inconsapevole e preziosa opportunità di conoscere l’azienda in modo intimo. In questo caso è buona prassi acquistare, difficilmente in una gamma non troverete un vino che vi ha colpito. Ci sono altri elementi che possono incidere sulla decisione di acquisto, oltre al costo e al budget che avete previsto. Il primo è di tipo tecnico: chiedetevi se in casa avete spazio sufficiente per conservare il vino alle giuste condizioni di temperatura, ovvero una cantinetta con regolazione termica, o una cantina non troppo umida, priva di odori e vibrazioni, o luce eccessiva che potrebbe alterare il prodotto.

Altro elemento importante riguarda le vostre abitudini alimentari. Certamente se non siete abituati al gusto dolce dopo i pasti, nonostante quel passito vi sia piaciuto, allora preferite un vino da tavola che si abbina ai piatti che cucinate frequentemente. Se però vi ha colpito e vi piange il cuore al pensiero di non portarlo con voi, allora invitate a cena quell’amico che ama i vini dolci, o conservatelo per Natale, o per una cena speciale che volevate organizzare da tanto. Il vino offre infinite possibilità di consumo.

Ogni occasione è buona, insomma 😉

Esempi da seguire, con discrezione: come Laura fa finire una visita in cantina.

Ultimo suggerimento: scrivere

ça va san dire nel mio caso, scrivere è fondamentalmente vitale se non volete perdere traccia dell’esperienza in cantina. L’esercizio della scrittura è utile per molte ragioni. Ve ne elenco alcune:

  • Fare in modo che la memoria della visita sia indelebile: la scrittura fissa, più di qualsiasi altro metodo, ciò che la mente suggerisce
  • Sviluppare la memoria olfattiva: collegare determinati aromi a specifici vini di certi territori, è utile per memorizzare una tipologia di vino nelle sue componenti di base. Per esempio, memorizzare che un Valpolicella Classico denota generalmente aromi di mora e violetta, è un esercizio importante per la sua riconoscibilità nelle prossime degustazioni che farete
  • Tenere traccia dei vini che vi sono piaciuti di più: andrete sicuri in fase di acquisto
  • Esprimete la vostra creativitàfor dreamers only – : il vino suggerisce moltissime cose da raccontare, e annotarle renderà felice un momento particolare. Sentitevi un pò Proust, e dite quello che il vino vi ricorda. Casomai, consideratelo un perfetto copy per il post su Instagram che dedicherete alla visita!
Appunti di degustazione in corso d’opera durante una visita da Nani Rizzi, nella frazione di Guia di Valdobbiadene.

Conclusioni

L’enoturismo italiano ha una lunga strada davanti a sé, fatta di implementazioni strutturali in cantina, esperti di settore che possono davvero prestare la propria professionalità per accompagnare l’enoturista nella migliore delle esperienze. Occorrono fantasia e creatività, perché la semplice degustazione con tour della cantina non sarà più sufficiente. Il turismo legato al mondo del vino è senza dubbio l’argomento che negli ultimi anni ha suscitato maggiore interesse da parte del pubblico di winelovers, ma anche da parte delle cantine che si stanno adoperando per diventare sempre più complete nella loro offerta, dal semplice allestimento delle sale degustazione alla predisposizione di personale tagliato per il ruolo.

Per informazioni sui luoghi potete consultare i siti dei consorzi, blog di settore come l’unico e inimitabile Wine Heritage Lab, il sito del Movimento Turismo del Vino, e i siti delle Strade del vino. Per il resto, fidatevi del vostro istinto, e lasciatevi trascinare dal bello che avete intorno! Buon viaggio sensoriale!

Un’ultima, rarissima immagine di Laura tra i vigneti dell’entroterra di Bardolino, nota località vinicola della zona meridionale del Lago di Garda.
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