L’altra Bordeaux: la terra, il cuore, la testa tra armonia e identità

In questa parte di Aquitania, si producono e si conservano vini tra i più eleganti del mondo, da cui il mondo ha preso ispirazione per il meglio.

E’ un territorio costellato di bello, di storici domini, di giganti di eccellenza.

E’ la meraviglia di un’architettura paesaggistica ricamata da vigne cimate alla perfezione e resti di torri medievali che solo il cielo sa come possano ancora reggere. Una terra riservata e delicata, sicura di sé, senza eccessi.

Torre della chiesa monolitica di Sant’Emilion

I nostri piedi poggiano sul felice suolo di una prestigiosissima zona vinicola. Sempre qui c’è un’altra Bordeaux, lontana dai cancelli sigillati e dal lusso che l’ha resa celebre nel mondo. Ci sono i luoghi rurali dei piccoli-medi produttori con la terra nelle unghie, a cui puoi bussare alla porta senza preavviso, che puoi andare a cercare nei campi se non rispondono al campanello.

Questa Bordeaux è più lontana dai canoni di splendore classico, ma vi posso assicurare che i vini non sono poi troppo lontani, e che anche qui si può ritrovare la stessa poesia di filari perfetti. Resta pur sempre il luogo che ha dato i natali ad Ausonio, e un certo tono lirico è percepibile nell’aria.

Sentivo che addentrandosi quel posto avrebbe offerto anche altro.

Avevo bisogno di entrare nell’altra parte cuore.

Il mio spirito è avido soltanto di verdi campi, di sole, di vino; 
di starmene seduta a non far niente.
Virginia Woolf (1882 – 1941)

Château Beynat

Partiamo da Saint Magne de Castillon, côte de Bordeaux, davanti alla Dordogna, a pochi chilometri da Saint-Emilion. Incontriamo Château Beynat, che ha compiuto i suoi primi cento anni nel 2017. Questo luogo inaugura la sua storia con Léonard Nebout, a cui si sono susseguite quattro generazioni, ognuna con la propria personalità, sempre volte al miglioramento del lavoro. Incontriamo Alain Tourenne che oggi gestisce la proprietà e i 17 ettari di cui è composto il dominio insieme a Nathalie Boyer, che non abbiamo conosciuto.

Fotografia d’epoca che ritrae la prima generazione di vignaioli di Chateau Beynat

E’ bello parlare con Alain, stava sistemando la cantina quando siamo arrivati, ma si è asciugato le mani e ci ha accolti, e con lui due splendidi setter inglesi che ci guidavano gaudenti nella proprietà. Alain è nato e letteralmente cresciuto in cantina, conosce ogni centimetro dei suoi filari ed è un vero esempio di predestinazione: lui è il suo lavoro. Padre e zio agricoltori, inizia come operaio in cantina in una cooperativa, e successivamente in un dominio, diventa direttore tecnico di un’azienda di consegna di vini, per culminare la carriera come enologo.

Nel cuore del vigneto, ci racconta come trattano la vite: dal 2015 sono biodinamici, una prassi ormai regolare in Francia. Non utilizzano diserbanti chimici e il terreno viene lavorato con strumenti meccanici per limitare la quantità e la crescita dell’erba. La primavera è dedicata alla scacchiatura per regolare i rami che vengono sollevati manualmente. D’estate si strappano le foglie per svelare le uve al calore dei raggi solari, e quindi garantire una sana crescita e maturità. Quando necessario, effettuano la vendemmia verde. L’obiettivo è ottenere dai 10 ai 14 grappoli per pianta. Grande classico: poltiglia bordolese di rame e zolfo contro l’oidio.

Passiamo in cantina per gli assaggi, era arrivato il momento di concretizzare nel bicchiere l’armonia ed equilibrio di cui abbiamo sentito parlare.  Mentre mi versa il primo vino, Alain mi dice:

Ricordati che il vino, prima di diventare vino, è la vite e la vite è un tutt’uno con la terra a cui è ancorata. Se nel bicchiere non senti questo, allora abbiamo sbagliato lavoro.

  • Castillon Côtes de Bordeaux – 2015 (Blend di Merlot e Cabernet Franc),  uve raccolte manualmente e selezionate bacca dopo bacca. Invecchiato in vasca di cemento per 18 mesi. Intenso e fine, fragola e ciliegia presenti. Punto di forza: la persistenza.
  • Castillon Cuvée Leonard – 2014 (Blend di Merlot e Cabernet Sauvignon), prodotto da uve provenienti da un vigneto di 40 anni d’eta’. Matura per 12 mesi in botti, si presenta viola, denso sia alla vista che al palato, tannino gentile e morbido. In fondo arriva il bosco, tra bacca nera e muschio.
  • Terre à Terre Castillon Côtes De Bordeaux – 2016  (100% Merlot), di uve provenienti da un vigneto di 30 anni d’età. Le uve vengono raccolte manualmente, le bacche sono macerate intere e invecchiate in anfore di terracotta toscana per 12 mesi. E’ affascinante in virtù della viola, e molto dolce grazie alla frutta rossa. Gradevole e denso. Produzione di 1000 bottiglie all’anno, a seconda della vendemmia.

Addentrandosi nel paesaggio verde-umido dell’Entre-Deux-Mers

Cambiamo ora zona, ci addentriamo nell’Entre-Deux-Mers, dove il paesaggio cambia, si fa più verde, forestale e umido: siamo tra la Garonna e la Dordogna, nella sottoregione più grande di Bordeaux, delimitata a est dal dipartimento della Gironda. La superficie vitata non è vastissima, e la zona è più conosciuta per la produzione di bianco (Sauvignon Blanc, Semillon, Muscadelle), più che di rosso, e solo il primo porta la denominazione AOC “Entre-Deux-Mers, mentre il rosso è venduto come Bordeaux o Bordeaux Supérieur (varietà: Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Malbec). 

Ciononostante, è il rosso ad essere più proficuo sul mercato. L’area è famosa per aver adottato un metodo di allevamento della vite simile a quello austriaco Lenz Moser, dal nome del suo fondatore. Il metodo consiste nel lasciare spazio sia lateralmente che in altezza alla vite, per facilitare così il lavoro di meccanizzazione nel vigneto.

A casa del Vigneron (perché a fare la visita nello Chateau sono capaci tutti)

Arriviamo in un posto strano, fuori dal mondo reale. Una bellissima casa dalle pareti di tufo e imposte delle finestre dipinte di un verde molto acceso e in contrasto con la luce grigia di quella giornata piovosa. Un quadro a tinte forti, dai contorni sbiaditi dall’afa e dall’umidità tipica dei luoghi dei fiumi. Siamo in una località chiamata Mouliets e Villemartin, ma questo l’ho scoperto dopo e ho fatto fatica a ricordarne il nome.

Questo posto altro non è che la casa di Christian Jacquement, un uomo singolare, dalle mille vite: insegnante di matematica, appassionato di movimenti tellurici, padre di sette figli, vigneron autodidatta. Ha realizzato e vissuto tutti questi progetti seguendo la luna, elemento che più di ogni altro plasma anche i suoi vini. Christian infatti non vede altro modo di fare il vino al di fuori della biodinamica, e devo ammettere che ci riesce molto bene.

Devo ammettere anche che forse, in Italia, ci potremmo impegnare a sperimentare; il vino non ci viene poi tanto male, e la differenziazione del prodotto è tra le più alte forme di dinamismo aziendale, quando questo non allontana dall’identità dell’azienda stessa, ovviamente.

Prima di iniziare la degustazione in giardino passiamo dal retro della villa, dove si trova una piantagione di bacche di Goji, il cui frutteto è stato portato direttamente dall’Himalaya. Christian è infatti il primo e più conosciuto produttore di Francia di questo potente antiossidante. Ne assaggiamo una e anche oggi ci rendiamo conto di quanto la natura sia diversa da quello che ogni giorno acquistiamo in città (vi assicuro che era l’ultima nota polemica di questo articolo). 

Eccoci in giardino, tra gatti sornioni su sedie a dondolo, arredi orientali, ricordi d’importazione da viaggi, rampicanti, vespe giganti che contribuiscono alla biodiversità e una graziosa fanciulla che legge libri di agricoltura biodinamica: non è un’opera di Bosch, è un microcosmo naturale dal fascino quasi primitivo.

Eravamo a pochi chilometri dalle tenute di vini inaccessibili, e stavamo entrando in contatto con un’altra Bordeaux, con il suo lato umano: esattamente quello che volevo. Vi svelerò il segreto, quello in cui i vini vengono prodotti in un altro luogo: a Château Franc la Fleur, un piccolo vigneto piantato nel 2001 che non arriva a 2 ettari, con la denominazione Castillon Côtes De Bordeaux. Presenti i tre vitigni tipici di Bordeaux che lo compongono: Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

Note tecniche e degustazione diversamente tecnica

La prima vendemmia è avvenuta nel 2004, le uve vengono raccolte manualmente, anche la pigiatura è manuale e viene effettuata due volte al giorno durante la fermentazione alcolica, la macerazione dura 3 settimane e la vinificazione avviene in serbatoi di acciaio inossidabile. La fase di invecchiamento è in botti da 225L o 400l, in un arco temporale che varia da 12 a 24 mesi, a seconda dell’annata.

Abbiamo assaggiato cinque vini, di diverse annate. Sono tutti dotati di singolarità in virtù del metodo grazie a cui ogni bottiglia, ogni bicchiere, ogni sorso ha qualcosa di diverso da dire; tuttavia ci sono dei comuni denominatori: colore rubino intenso, frutti rossi, note di vaniglia trasmesse dal periodo in botte. Tannini che si fondono.

  • Château Franc la Fleur 2013  (70% Merlot, 10% Cabernet Franc e 20% Cabernet Sauvignon), maturato 12 mesi in botte, imbottigliato a novembre 2014.  C’è tutta la gamma dei frutti rossi e un tannino aggraziato.
  • Château Franc la Fleur 2014 (65% Merlot, 15% Cabernet Franc e 20% Cabernet Sauvignon), invecchiato 22 mesi in botte, imbottigliato nell’agosto 2016.  Solitamente i vini bordolesi sono un investimento da consumare nel lungo periodo, ma questo è davvero pronto. Non sappiamo cosa potrebbe riservare nel futuro, ma il presente è già molto generoso a livello aromatico: note fruttate molto intense.
  • Château Franc la Fleur 2014 Cuvée MOUNA 100% Merlot, maturato 22 mesi in botti, imbottigliato nell’agosto 2016. Isabelle Mouna in etichetta, ride divertita. Effettivamente ne ha ben donde con un vino così. Ah, Isabelle è la suocera di Christian ed è molto fiera, una dama di altri tempi, che sa di caramello e frutti rossi.
  • Château Franc la Fleur 2010 Cuvée MOUNA 100% Merlot, maturazione 19 mesi in botti, imbottigliato nell’agosto 2012. L’etichetta è stata disegnata dall’artista Robert Keramsi. Isabelle è ancora più gaudente: quest’annata si è guadagnata la medaglia di bronzo all’Aquitaine Organic Wine Contest.

Veniamo a conoscenza della sede di produzione a Saint Magne de Castillon, poco distante dall’abitazione. E’ visitabile e si possono organizzare degustazioni e abbinamento cibo-vino. A  noi non interessava, i vini li avevamo già assaggiati e ci è stata data la possibilità di entrare in contatto con il produttore in tenuta domestica, tra i suoi affetti e le sue certezze appese al sonno dei gatti all’ombra degli alberi del suo giardino. E non avremmo potuto conoscere quei vini in modo migliore. Diversamente, non ne avremmo forse nemmeno percepito gli aromi più veri.

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