L’azienda agricola Deperi: viaggio nella Liguria sperimentale

Nella verde Valle Arroscia, tra Albenga e Pieve città,
sorge un paese assai bello per clima e varietà.
Si chiama Ranzo, in verità.
Di borgate sparse e casolari
ne conta in quantità…

Clemente Deperi

L’azienda agricola Deperi non è semplicemente un luogo di produzione. Armatevi di pazienza per leggere quanto ho da raccontare, perché questo è un posto in cui il vino viene prodotto mescolando tecnica, disciplinari, esperienza, passione e fantasia.

Si potrebbe scrivere molto su questo luogo, ma niente renderebbe come qualche ora passata ascoltando Iggi, Pierluigi, nipote di Clemente e figlio di Clemente. Esatto, padre e figlio hanno mantenuto lo stesso nome, lo stesso amore per la terra, e danno oggi il nome al Pigato Cremen (Clemente), omaggio di Iggi ai suoi predecessori. Il fatto è che entrare in un’azienda a conduzione familiare è un’esperienza unica: è entrare fisicamente e sentimentalmente in casa di altri e sentirsi come a casa propria. Come nella visita al Castello di Pornassio, anche qui veniamo accolti dal proprietario come fossimo amici di vecchia data.

Si inizia subito a bere, perché così il dialogo è più sciolto, perché è del vino che ci interessa. Siamo a Ranzo, provincia di Imperia, in un’entroterra verdissimo e umido, in cui riesce ad arrivare l’aria marina. L’azienda ha una storia alle spalle, le radici deli vigneti affondano fino a inizio 800, ma è soltanto all’inizio del sec. XXI che esce la prima bottiglia di una cantina rinnovata dall’entusiasmo di Iggi, del figlio Paolo e del fratello Mauro, che nel 2004 aprono una moderna cantina in cui si respirano rinnovamento e crescita costante. Tutto questo non potrebbe esistere senza la trasmissione di un’identità forte e senza l’attaccamento viscerale alla propria terra.

E come si potrebbe non esserlo, se quella terra esprime la totale vocazione per la coltivazione dell’uva Pigato, uva a bacca bianca immagine della Liguria di Ponente.  Iggi è una persona vera come la sua terra, un uomo che ha vissuto più vite di quante normalmente si possono vivere: fieramente figlio di contadini, passa dalle forniture militari per le navi da guerra in varie parti d’Italia, e torna a casa indossando le vesti del vignaiolo dal 2004, realizzando il sogno della sua famiglia. Elegge Ranzo a città più bella del mondo e si incasina con il vino, come dichiarato da lui stesso. Gli chiedo qualche informazione tecnica riguardo alla quantità di ettari, ma subito si scoccia perché lui di queste cose non ne vuole nemmeno sapere, perché la burocrazia è demandata a un amministrativo di cui ha piena fiducia. Queste le informazioni che sono riuscita a strappargli: produce 400 quintali di uva Pigato l’anno, ha 5000 piante di Vermentino e 1766 piante di Pigato sul mare, a Ceriale.

Quando gli dico che vivo a Firenze è contento, perché i suoi vini sono stati in un’enoteca famosa, in centro, di cui però gli sfugge il nome. Gli suggerisco sottovoce che si potrebbe trattare dellEnoteca Pinchiorri, e lui annuisce. Dato il tono naturale della conversazione, mi permetto di riprenderlo con simpatia, non sono nomi da poter dimenticare facilmente. “Tutte belinate!” mi risponde subito, perché l’importante è essere in grado di distinguere il buono dal difettoso”, e perché il suo principio è che il vino si fa dalla vigna, e se l’uva è bella il vino viene buono, se è brutta, i miracoli li fanno gli angeli. Gli interessa che il vino sappia di territorio, di distribuzione e mercato se ne occupa il figlio.  Non fa blend, usa tutte uve in purezza al 100%  di Ormeasco, Vermentino e Pigato, in tutte le loro sfumature di colore e di gusto, dal sottobosco dell’Ormeasco, all’onda sapida del Vermentino.

Inizia una degustazione tra le più immersive mai provate prima, direttamente dal mio quaderno di appunti

Si parte dalla gamma dei bianchi:

La gamma dei bianchi
  • Il primo assaggio è un Riviera Ligure di Ponente Vermentino 100% – 2018 – tecnica di vinificazione: criomacerazione, colore giallo paglierino con riflessi verdolini. È un vino di mare. Fresco, sapido, minerale e intenso. Accompagna un tramonto dorato, il sale ancora sulla pelle dopo una nuotata rigenerante. 
  • Pigato, di uve pigato 100% – 2018 – Per realizzarlo si vinifica criomacerando ed effettuando una pigiadiraspatura delle uve a cui segue il contatto tra buccia e mosto a 0 gradi per 36 ore.
  • Pigato superiore di uve 100% Pigato – 2014–  Criomacerazione delle uve sceltissime, selezionate con il criterio del maggior tenore zuccherino. Colore giallo paglierino. Intenso. Come intenso è il profumo di miele, di fiori gialli. Finale di erbe aromatiche. La persistenza è la sua forza.
  • Cremen – 2018 – Dopo la vendemmia, sceglie solo le migliori uve, che stanno in botte unite ai raspi, 36 ore a 0 gradi. Passa alla svinatura, e prima di imbottigliarlo si tiene in una botte per la stabilizzazione a freddo, a – 3 gradi sotto zero, in una botte da 53 quintali che lui stesso ha modificato. Il liquido trascorre 10 -12 giorni in queste condizioni di criomacerazione, rigorosamente in tonneaux di rovere francese. Il risultato? Un intenso e avvolgente nettare dal color giallo paglierino. Secco e con nota dominante di amaretto. Sembrerebbe il più intenso della gamma dei bianchi, ma io l’ho trovato di una delicatezza che parla del rispetto per il nome che porta. Cremen, Clemente, i predecessori di Iggi che ci stanno conducendo in un viaggio sensoriale nella Liguria caratterialmente più aspra. Tra un sorso e l’altro Iggi mi spiega che la qualità dei bianchi Liguri è molto migliorata, grazie all’acciaio che consente una fermentazione controllata a 18 -19 gradi, mai superiore.

Intermezzo cromatico

Sciac-Tra – 2018 -: la ciliegia gli presta il colore e i sentori. Brillantissimo. Intensissimo. Aspro. Fresco e molto, molto equilibrato. Vinificazione in bianco dell’uva rossa. Si fermenta in totale assenza delle bucce e si manda in botte. 

Si passa al catalogo dei rossi e si inizia da…

La gamma dei rossi

…dall’Ormeasco Superiore. Curiosità: 42 ettari in tutta la Liguria. Un gioiello da custodire. Che poi, Ormeasco è nome locale di Dolcetto. Ottenuto con vinificazione in rosso delle migliori uve selezionate, color rosso rubino dai riflessi granati, profumo intenso di sottobosco. Sinuoso, morbido e pieno di corpo. 

A seguire:

  • Ormeasco di Pornassio DOC – 2017 – Nessun segreto particolare: tradizionale vinificazione in rosso, colore rosso rubino con sfumature violacee e profumo di sottobosco, fragola come nota dominante. Equilibrato e vagamente tannico, ma di un tannino morbido e senza alcuna aggressività.

Sono al penultimo della maratona Deperi

  • Pigato Passito. Dopo il primo sorso Iggi mi interroga chiedendomi con che cibo lo abbinerei. Fortunatamente la penso come lui quando affermo che, prima di dare risposte puntuali, mai abbinerei un passito ad un dolce, lo trovo molto stucchevole, oltre che demodé. Ha una spiccata acidità, ma questo è caratteristico del vitigno da cui proviene. Ci siamo quindi trovati d’accordo sul matrimonio Pigato Passito – formaggi francesi. Inoltre, ho avvertito una certa possibile affinità con le tagliatelle all’uovo, immaginando la pastosità del burro.

L’esuberanza di Iggi non finisce qui, e il mio sogno si realizza: mi dà la possibilità di farmi assaggiare l’annata corrente direttamente dalla botte. Al cospetto della fonte. ” Vino atto a divenire Ormeasco”, recita la lavagnetta. Iggi spilla un sorso, e io mi sento onorata. Ordinaria amministrazione per enologi e agronomi, un sogno per i giovani wine-enthusiast.

Arriva subito il bosco con i suoi frutti rossi e neri, a cui segue la freschezza. Gli chiedo quando ha intenzione di imbottigliarlo, era pieno e prontissimo. “Quando voglio”, mi risponde, pronto e diretto, come il vino che fa. “Fino a quando avrò voglia di tenerlo sporco, poi lo passo al filtro”.

Il Metodo Classico Deperi. Quando Cultura + Storia danno come risultato = Vino

Ultima chicca enologica frutto della fantasia alchemica di questa cantina è il Metodo Classico Deperi. Anche in terre confinate come questa può arrivare l’odore della crosta di pane. La bellezza di questo vino risiede nella coerenza con cui mantiene il vitigno d’origine che lo rende minerale nel cammino di beva e di un giallo paglierino brillante.

E’ infatti 100% uve Pigato, come tutti i suoi fratelli bianchi e fermi, dal carattere equilibrato e secco, dal perlage leggermente pettegolo ma elegante e persistente.

Un pigato spumantizzato è una dama chiacchierona e bisbetica, una suocera ringiovanita.

Abbiamo lasciato la cantina per il centro abitato di Rezzo, un posto silenzioso e antico, dove gli anziani si incontrano nella drogheria del paese tra scatole di biscotti, cartoni di latte e bicchieri sempre pieni ad ogni ora del giorno. La calura è mantenuta dalle tende di legno che tintinnano nel primissimi pomeriggi torridi e silenziosi della provincia italiana più profonda e immobile.

In questo centro fuori dalla dimensione temporale esiste uno degli esempi più belli di castello-fortezza liguri, costruito nell’ultimo quarto del secolo XVI dai Marchesi Clavesana di Rezzo.

Nec Silentio Transevnda, recita la scritta sull’architrave del portone d’ingresso, a indicazione della parola d’ordine necessaria per accedere al castello. Uno speak-easy ante litteram. In questa fortezza ogni ambiente ha avuto un importante ruolo nel corso della sua storia. Troviamo le prigioni antiche, la stanza che ospitò San Leonardo da Porto Maurizio e quello che maggiormente ci interessa, ovvero le segrete, dove le bottiglie riposano e dove avviene la presa di spuma di questo innovativo spumante, in un ambiente ideale, senza infiltrazioni luminose, e dove la temperatura e l’umidità restano costanti.

Ingresso del Castello

Nessuna leggenda particolare, né fantasmi che si aggirano in questi ambienti fanno da protagonisti qui come invece lo svelamento di un particolare che mai avrei osato chiedere. Quel segreto che nessun champagne maker oserebbe confessare per nessuna ragione. Il segreto di un metodo classico sui generis: si, perchè Iggi ha voluto dimenticare la macchina del liqueur d’expédition che altro non è che aggiunta di altro Pigato. Una firma d’autore che è simbolo, espressione e gesto autorevole dell’attaccamento all’identità della sua terra. 

Se siete arrivati a leggere fino a qui, allora non vi spaventerà intraprendere un viaggio alla scoperta di gusti veri, autentici, in cui la bottiglia è veramente il risultato finale di un processo umano fatto di sudore, carattere, cura eroica della vite, pazienza e attesa. Di generazione in generazione.

Porzione di vigneto di proprietà di Deperi
Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

You May Also Like