Operai colti in stato di ebrezza sul posto di lavoro. Filippo Brunelleschi: “Una vergogna, erano stati avvisati. Li ho licenziati immediatamente”.

Sono oltre 21.000 gli atti dell’archivio digitale “Gli anni della Cupola” dell’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze. Un prezioso archivio a disposizione degli studiosi in cui si trovano testi con indici analitici, l’archivio di immagini dei manoscritti originali, e studi che si basano sul corpus documentario che copre un arco temporale dal 1417 al 1436.

Grazie alla cura nella conservazione documentaria attraverso i secoli, grazie alla passione di chi ha dedicato il proprio lavoro a questa impresa nel nostro tempo, sappiamo esattamente cosa è successo durante ogni singolo giorno della costruzione della Cupola del Brunelleschi.

Wine Heritage Lab ha selezionato per voi i documenti ad alto contenuto enoico, degni di #winelovers ante litteram.

Perché, ancora una volta, il vino accompagna l’uomo durante eventi di notevole portata storica.

Particolare della Cupola del Brunelleschi vista dal Museo dell’Opera del Duomo

A.D. 1417, 10 febbraio

In ordine cronologico e non di importanza, ecco la prima notizia che vi do con protagonista il vino. Sappiamo infatti che il giorno 10 febbraio 1417, venivano dati e accordati ai maestri e agli scalpellini dell’Opera del Duomo, 12 libbre per l’acquisto di quattro fiaschi di vino rosso.

Di seguito riporto il testo per l’allegrezza dei lettori più dotti:

Presbitero Matteo Puccii libras duodecim pro lagenis quattuor vini vermigli dati et donati magistris et scarpellatoribus Opere.

Estratto del documento

I’Bicchieraio

Sappiamo inoltre che il 7 aprile dell’anno 1418, sono stati acquistati fiaschi e bicchieri, stanziando due libbre a favore di Antonio di Michele Nesi, bicchieraio. Sostituirei qualsiasi  attrezzo Coravin pur di poter parlare ora con questo signore che lavorava vetro per plasmare recipienti, brocche, calici e coppe. Mi sto immaginando una sapienza irripetibile in quel retrobottega. Non so esattamente dove possa aver avuto la sua officina, so che non è difficile nemmeno ora camminare per le vie del centro storico di Firenze e sentire quegli odori che il tempo non ha cancellato, questo modo così antico di parlare, con le aperture e chiusure vocaliche in piena regola, con quelle espressioni verbali tanto dirette che alle regole invece, non badano proprio. Insomma, questo Ser Nesi bicchieraio è stato pagato per procurare calici per i festeggiamenti di San Dionigi (il documento continua poi con altre informazioni, per noi poco rilevanti).

Correva l’anno 1426…

…e precisamente il 23 aprile, quando leggiamo di un’autorizzazione a portare vino ai maestri sopra la cupola purché annacquato per un terzo:  Quod non possit collari nec portari vinum super cupola nisi sit per tertiam partem linfatum.

La questione è molto semplice: non poteva essere trasportato e portato vino sulla cupola a meno che non fosse mischiato/allungato per un terzo con acqua. Anche la ragione è molto semplice, si trattava di una logica misura di sicurezza, considerando i pericoli a cui gli operai erano sottoposti per realizzare la muratura della Cupola.

Lo scrivano, un certo Filippozzo Bastari, aveva l’ordine di controllare che questa regola venisse rispettata, pena l’esborso di dieci libbre di tasca degli operai, da destinare all’Opera del Duomo. I predecessori si, che sapevano fare crowdfunding. E a ben pensarci, questa sorta di donazione era certamente utile per rimpinguare le casse destinate ad un’opera vera, ad un capolavoro di cui andare fieri veramente, con tutti i crismi della bellezza e di una logica costruttiva apparentemente semplice, ma così paradossalmente inspiegabile.

I nerd saranno contenti ancora una volta: ecco il testo originale, fresco fresco di archivio:

Item prefati operarii simili modo et forma considerantes pericula que possint cotidie imminere magistris muratoribus qui stant super cupola ad murandum propter vinum quod necessario ritenetur super dicta cupola quod deinceps Filippozius de Bastariis scribanus dicte Opere non permictat quoquo modo portari aut per collam edifitii aut alio modo vinum quod non sit linfatum per tertiam partem ad minus, sub pena librarum decem f.p. eidem de facto aufferendarum et prefate Opere applicandarum.

Vino. annacquato. Non propri una felice combinazione di elementi…

…a questo proposito, un altro documento redatto in un latino più dotto e risalente al 5 giugno dello stesso 1426, racconta di un consiglio composto di operai dell’Opera, per la votazione ufficiale e segreta con fave nere e bianche, come era d’uso durante le delibere cittadine del tempo: fave bianche per parere favorevole, fave nere per parere contrario. Ecco quindi che si stavano decidendo le sorti dell’annacquamento del vino da portare sul cantiere della Cupola, per non avere impedimento alcuno durante la costruzione di quel capolavoro. Praticamente una richiesta da artista maledetto in piena fase creativa. In medio stat virtus, e decisero così che, in un giorno a scelta, venisse portato del vino non contaminato da acqua per dar da bere ai maestri della Cupola che lavorano nel modo e nella forma che sembrerà adatto al capomastro dell’Opera, un certo Battista d’Antonio stando alle fonti, un vero #winenthusiast, stando alla nostra opinione. Però, c’è sempre un però: nel caso qualcuno dei maestri si fosse ubriacato durante il lavoro, sarebbe stato rimosso dall’incarico, senza badare ad alcun’altra deliberazione, seppur contraria, presa dai colleghi operai.

Severo ma giusto.

Ecco qualche estratto significativo di quello che vi ho raccontato:

operarii Opere Sancte Marie del Fiore de Florentia existentes collegialiter congregati et cohadunati in loco eorum audientie pro factis dicte Opere utiliter peragendis (…) dato, misso, facto et celebrato inter eos solempni et secreto scruptineo ad fabas nigras et albas et obtento partito deliberaverunt ad hoc ut cupola sine minori impedimento quam possibile est possit laborari et maior utilitas Opere prefate afferatur, deliberaverunt quod quolibet die super dicta cupola magna possit portari vinum non linfatum pro dando potum magistris dicte Opere qui laborant super dicta cupola eo modo et forma, prout videbitur discretioni Batiste Antonii caputmagistro dicte Opere;

E ancora…

Il 10 luglio 1421, il registro delle deliberazioni testimonia l’acquisto di una damigiana di vino rosso, concessa gratuitamente a spese dell’Opera a maestri e manovali per disarmare la terza tribunetta:

Item quod magistyris et manovalibus dicte Opere pro disarmando tertiam tribunettam gratis et sumptibus dicte Opere tradatur et concedatur una lagena vini.

E poi…

17 luglio 1433, altro premio in vino per i maestri della Cupola:

Stanziaro uno barile di vino per ‘ maestri della chupola per mettere la chatena de’ macigni in su la chupola.

“Pensandoci bene, apparteniamo anche noi alla medesima storia che continua attraverso i secoli”. J.R.R.Tolkien


Ancora una volta siamo tornati indietro nella storia, come piace fare a noi, in uno dei momenti più decisivi per l’espressione del genio umano che ha osato sfidare la gravità mattone dopo mattone. In quel preciso momento, l’uomo ha scelto di non accontentarsi delle proprie capacità, ma di superarle scalando le vette del cielo, spinto forse da un’immensa spiritualità, o forse da megalomania, ma questo non importa.

Quello che conta è che abbiamo la cupola del Brunelleschi e che, al suo cospetto lei ha noi, in tutta la nostra ammirazione e commozione.

Cupola del Brunelleschi vista dalla torre campanaria
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