Paesaggi antichi, prospettive future. L’esperienza senza tempo di Tenuta Monterosola a Volterra.

In una Toscana profondissima dagli immensi silenzi, dove il verde dei prati si scontra con il marrone della terra fertile, a 450 m di altitudine, nel comune di Volterra, a cavallo tra due valli, l’Era e la Cecina, sorge nuovissima, Tenuta Monterosola. Come nelle più belle storie d’amore, ecco il colpo di fulmine: Bengt ed Ewa Thomaeus, coniugi di origine svedese, si innamorano di questo luogo e nel 2013 lasciano la Svezia per trasferirvisi e iniziare a produrre qui il loro vino. Non soltanto quindi il Chianti o l’alta Maremma di casati antichi e Marchesati, ma una vera storia d’amore in cui il rospo della terra incolta diventa un principe di terroir.

Il muro a secco semicircolare dell’ingresso su cui sventola la doppia bandiera italiana e svedese ci accoglie imponente, davanti ad un cancello che si apre sull’infinito. È l’inizio di un viaggio fatto di scoperta, ricerca, passione, nuovo e antico, tra consapevolezza della tradizione e novità che arrivano da lontano.

Volterra è di fronte a noi e in lontananza si scorge la costa corsa. San Gimignano è al confine con le sue torri svettanti, e le miniere di alabastro testimoniano millenni di arte e artigianato, e l’oro bianco di salgemma viene qui prodotto ininterrottamente.

Uno sterrato ocra, sinuosissimo, attraversa come fosse un fiume i verdi colli che tengono nascosta la nostra meta tra i propri dislivelli. Verrebbe voglia di schiacciarli con entrambi i palmi delle mani tanta è la sensazione di morbidezza allo sguardo, come quando da bambini di immergevano le manine nella sabbia bagnata.

Lo sterrato di ingresso alla tenuta monterosola

La mancanza di sole ci regala colori vividi e luce a tratti accecante. Il sipario di terra e cielo viene tenuto unito da un anello di congiunzione, l’opera Primi Passi di Mauro Staccioli, un’imponente ellisse rossa in corten che inquadra il paesaggio, che sprofonda su enormi zolle di argilla che già prefigurano l’eleganza del vino, su cui anche i miei piedi sprofondano quando cerco di avvicinarmi a quel colosso architettonico. L’arte ambientale  di queste zone ridefinisce i luoghi, creando un’ancestrale e onirica armonia tra l’uomo e la natura.  

Per guardare, c’è bisogno di rallentare, per contemplare c’è bisogno di fermarsi. Quando ci si ferma, si cambia prospettiva. Questo è lo scopo della presenza dell’arte in queste zone, dove la natura perfetta e bellissima si presta come palco di analisi per la riflessione sull’emotività umana.

l’opera primi passi di mauro staccioli, sulla strada di ingresso della tenuta monterosola

Quando si accede per la prima volta in questa cantina, c’è il rischio di restare inizialmente straniti. L’architettura della costruzione è moderna, senza che però presenti le forme lineari del contemporaneo. Non ha nulla a che vedere con i casolari toscani dell’immaginario collettivo. Stona con i cipressi della Toscana classica e non ha nemmeno la pretesa, fortunatamente, di essere un’imitazione della tradizione in stile. E’ un’immensa dimora di campagna, solida, rispettosa di ciò che la circonda, ma perfettamente consapevole del suo ruolo di fortezza di una nuova generazione di vignaioli che ha spalancato il proprio cuore al futuro vinicolo di questa parte d’Italia, diventandone pionieri. La zona su cui questa cantina sorge dal nulla non si trova all’interno di denominazioni, ma questo non conta. Anzi, potrebbe finalmente iniziare a fare la differenza scoprendo una zona ignorata che invece darà tanta, tanta soddisfazione con il tempo. Qui le caratteristiche per fare qualcosa di grande ci sono davvero tutte. Ci sono l’amore per il luogo, un programma di rispetto della terra dove la fisica ha già superato la chimica, la passione per il vino e la competenza nel produrlo.

la cantina vista da un vigneto, e da un’ospite felice

È la nuova concezione di cantina che si autogestisce alla nordica maniera attraverso mosse d’avanguardia di risparmio energetico, che ha già superato quel pensiero ecosostenibile a sostegno di azioni di recupero delle acque di precipitazioni atmosferiche, nanotecnologie e vendemmia manuale, per approdare al concetto di cantina “ecogravitazionale”. E’ questo un luogo dove le uve giungono nel locale di diraspatura per poi essere immesse nei tini cadendo attraverso una tubazione in acciaio, causando così il minor livello di stress al frutto. La scelta del cemento al posto dell’acciaio è per via della sterilità di quest’ultimo che si voleva evitare a favore della naturalità del cemento. Inoltre, la loro forma tondeggiante nella parte bassa che va stringendosi in alto, consente il continuo movimento del liquido in trasformazione.

Il fenomeno più affascinante del mondo.

quattordici vasche in cemento non vetrificato “tulipe”, prodotte dall’azienda veneta Nico Velo

Passiamo alla degustazione.

Teniamo presente che quello di Monterosola è un suolo argilloso ricco di scheletro, fossili marini e alabastro, e graziato da una costante ventilazione e felici escursioni termiche tra il giorno e la notte.

Iniziamo dai bianchi, ne abbiamo assaggiati due.

Il primo, CASSERO 2019, Vermentino in purezza, giallo paglierino in piena regola. Chi l’ha detto che la Toscana è solo terra di rossi?

PRIMO PASSO 2019, a richiamo dell’opera di mano staccioliana, è un bianco IGT, un blend di Grechetto, Viognier e il poco noto, e per me sottovalutato, Incrocio Manzoni. Oro che richiama l’irradiazione elettromagnetica del giallo del tramonto. Ampio come un francese, spina acida italiana.

Ora i rossi

MASTIO 2018 il Sangiovese che accompagna la tavola senza mai sovrastarla. Asseconda il gusto grazie alla delicatezza del tannino e alla presenza della frutta rossa che consola in un vino rubino intenso. Un sorso, poi un altro, e un altro ancora…

CRESCENDO 2016, Sangiovese in purezza. È un vino in piena gioventù, ha verve ed è vinoso a tratti, e riporta tutto il bosco e la terrosità di quest’uva. Promette grande longevità e ci siamo dati appuntamento tra qualche anno.

CANTO DELLA CIVETTA 2016 Merlot in purezza o meglio, “diversamente Merlot”. Non ci si aspetti la morbida consolazione di quest’uva d’oltralpe. Il sorso è pieno, ma lo spettro è balsamico e la struttura più esile dei suoi omonimi. È unico, e nel futuro potrà essere un vanto nella collezione della cantina.

Sono vini da pedigree che promettono un futuro scintillante e che lasceranno al tempo l’onore di arrotondare l’estro giovanile, lasciando spazio a saggezza e ad eleganza.

L’esperienza a Monterosola è la bellezza delle atmosfere silenziose che appartengono ad era remote, è la certezza di una terra fertile pronta a dare la vita, attraverso le azioni che si svolgono nella cadenza di un tempo che l’uomo qui ha imparato a rispettare. L’unicità di questo posto nuovissimo che domina un paesaggio antico costellato di arte contemporanea che ne fa un parco culturale, dove lavoro dell’uomo e ispirazione artistica si fondono, risiede nel privilegio divino di vantare una ricca eredità storica, appoggiare su una terra antica che c’è sin da quando si è asciugato il mare, e di appartenere al proprio tempo. E’ questa l’identità di Tenuta Monterosola: una nuova razza evoluta che abita nel cuore di una foresta di alberi secolari a cui si è adattata, a cui porterà il valore aggiunto di introduzioni biologiche d’avanguardia. Una nuova stagione enologica tutta da inaugurare.  

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