Promesse di autenticità nel cuore della Toscana classica: la Fattoria di Corzano e Paterno

A sud ovest di Firenze, lungo la via Cassia, esiste un palcoscenico vissuto ininterrottamente da millenni. Due fattorie che esistono da tempi antichi e che si guardano, attraverso i vigneti. Case di roccia che testimoniano il tempo che passa e che pare resti immobile, che si parlano anch’esse, attraverso il dialogo delle foglie sui rami, in balia del vento.

Come la maggior parte di coloniche case rocciose e abitazioni rurali di cui la Toscana è popolatissima, stiamo per entrare in un posto dove la natura è in festa, perfetta nel suo andamento indipendente, indisturbato e abitato dall’uomo, attore di vicende ininterrotte nel corso della sua storia.

Vi porto nella Fattoria di Corzano e Paterno, a San Casciano in Val di Pesa, a pochi chilometri dal centro di Firenze. La Fattoria è oggi appartenente alle famiglie Gelpke e Goldschmidt ed è un luogo di intensa attività della terra dove ogni membro di questa famiglia è coinvolto, dalla produzione di prodotti a kilometro zero, alla cura degli animali che producono la materia prima, all’accoglienza.

Ci sono capitata quasi per caso, quando avevo già programmato un altrove, come un viandante che cerca ristoro in un’osteria prima di riprendere il viaggio. Qui si producono, in una proprietà di duecento ettari, vino, olio d’oliva, formaggi.

E’ questo un luogo che ha sofferto, ma che ha saputo resistere nel nome di un valore che ne determina ancora oggi il fascino: l’autenticità senza forzature.

Courtesy: Corzano e Paterno

RAGIONI E SENTIMENTO

Boschi di lecci, querce salde, cespugli di ginestre di un giallo abbagliante che lottano con la roccia da cui si originano, fiori di campo, filari di vigneti e iris fiorentina nel massimo della fioritura. Tutto quello che vi hanno sempre raccontato della campagna italiana, tutto quello che può appartenere all’immaginario della Toscana più classica che ha fatto da musa agli artisti del Rinascimento, qui è presente. Ma questa volta non è una cartolina piatta, è un luogo dove tutto parla un suo linguaggio apparentemente indecifrabile ma che ascoltandolo, diventa diretto e comprensibile. Il paesaggio è senz’altro splendido, ma questa terra è un’enciclopedia che parla attraverso gli umori ben percepibili di un luogo che la storia l’ha vissuta veramente, in cui la terra suda le fatiche di fatti che si susseguono. Non ci sono segreti qui, né sensazioni impercettibili.

Basta essere disposti all’ascolto del silenzio.  

LA STORIA, GLI UOMINI

Non basterà una carrellata tra i millenni a comprendere la stratificazione degli eventi che hanno come teatro questo luogo, ma il vino non si può capire senza il riferimento degli intrecci e delle contaminazioni dei luoghi e fra le persone.

Partiamo dunque dall’affascinante popolo etrusco, civiltà remotissima e semi sconosciuta, cultura raffinata egemonizzata dai Romani, i nostri antenati più certi. Sotto la collina di Corzano si trova una tomba etrusca, ed è bello immaginare la viva presenza degli antichi, pensandoli mentre guardano questi colli che preservano memoria di tempi passati, di fotografie a tinte ocra.

Alla conquista romana della civiltà etrusca, si aggiunsero le devastazioni delle tribù provenienti dal Nord, i Longobardi, e allo schiudersi di un’epoca nuova, il Medioevo, questi stessi campi pacifici che stiamo ammirando attraverso l’immaginazione, furono teatro di scontri proverbiali tra Guelfi e Ghibellini. Non lontano da Corzano, sorgeva il Castello dei Cavalcanti, raso al suolo e diventato leggenda in occasione della battaglia di Montaperti, da cui i Ghibellini uscirono vittoriosi. Con uno spaventoso salto temporale, vi porto nel Novecento, quando il Fronte attraversò San Casciano durante la seconda guerra mondiale e lasciò devastazione, testimoniata dal ritrovamento di pettorali di soldati nei campi dove ora sorgono ordinatissimi filari di vigneti. Fino agli ultimi anni del ‘900, bisogna immaginare la Fattoria come un teatro segnato da evidenze belliche e da secoli di battaglie, in cui la natura guarda l’uomo che si distrugge per l’onore e che sfrutta un meraviglioso palcoscenico naturale per dar sfogo alle sue manie di grandezza e conquista.

NUOVI, INASPETTATI INIZI ATTRAVERSO UNA PROMESSA

C’era una volta Wendel Gelpke, architetto, etnologo e antropologo svizzero nato a Basilea negli anni Trenta del Novecento, specializzato in strutture di cemento ed estetica ultramoderna in acciaio. Nel 1969, Wendel si trasferì a Firenze per ragioni di studio in una villa medicea fatiscente e lontana dall’austerità post-moderna scelta da lui come linguaggio e cifra estetica. Wendel aveva un caro amico, il Marchese Ippolito Niccolini, appartenente ad una nobile famiglia fiorentina, il quale lo portò in visita alla fattoria che stava mettendo in vendita. Sarà stato merito della natura selvaggia che qui ancora si respira che Wendel si offrì di acquistare la fattoria per salvarla da eventuali speculazioni nella quel si sarebbe trovata. L’architetto fece una promessa, ovvero che non avrebbe mai intaccato la bellezza languidamente incolta di quella terra, garantendo che non avrebbe fatto nulla per modificare tale caratteristica, facendone anzi un punto di forza. Con questa promessa, ancora oggi mantenuta, ebbe così inizio la storia della Fattoria Corzano e Paterno.

Sembra una favola, ma Wendel e la sua famiglia, trasferitasi dopo l’acquisto, fecero subito i conti con l’inospitalità rudimentale di un borgo senza corrente elettrica, né acqua corrente o riscaldamento, o con la consapevolezza del fenomeno dello spopolamento delle campagne da parte di contadini alla ricerca di una vita più agiata nei centri urbani. Inizia così un lungo capitolo di vita per la famiglia di Wendel fatto di recupero della terra, delle strutture del borgo e della fattoria e della casa colonica di Corzanello, aldilà della vigna. I primi sei ettari vennero piantati, le case iniziarono ad essere rimesse a posto rispettando il loro fascino grezzo e spensierato, come una ragazzina spettinata, bella e sorridente. La famiglia acquistò cinquanta pecore sarde, da latte per creare uno dei formaggi più buoni che abbia mai assaggiato. Impararono a mungere a mano, producendo formaggio in un calderone sul fuoco.

Aldilà delle vigne c’è la fattoria di Paterno, con una storia antica che la vede di proprietà dei Pitti di Firenze che la vendettero per ricavare il denaro di cui necessitavano per acquistare il noto palazzo in centro al capoluogo toscano. Fu ereditata dalla famiglia Rangoni-Machiavelli, già detentrice di numerose proprietà nella vicina Montespertoli. Anche questa parte di proprietà trova padre in Gelpke che la acquista con la stessa promessa di non alterarne l’originaria bellezza in occasione della riparazione di cui necessitava.

LA PRODUZIONE, IL PATRIMONIO DELLA FATTORIA

Al primo posto della produzione c’è il vino, un’elevazione sbarazzina del Sangiovese e altri vitigni compatibili con la creazione di blend notevoli. Vera espressione di quel posto felice.

Sembra che qui la natura danzi e canti. C’è nell’aria un clima mite e di serenità, di fatica e di grazia serale in cui si rende grazie alla terra. E’ bella la felicità che deriva dalla stanchezza.

Al secondo posto della produzione c’è il formaggio, prodotto dal caseificio all’interno della fattoria. Infine, l’olio Extravergine di Oliva.

Ho assaggiato prodotti semplici e complessi, genuini e sublimi. Prodotti di primissima qualità, fatti con immensa coscienza nei riguardi di standard qualitativi altissimi. Stiamo parlando di un posto che sembra casa, dove la natura è festa e le persone che la vivono sembrano viverci da sempre, e ti accolgono con gentilezza. I prodotti che qui nascono vengono serviti nei migliori ristoranti d’Europa e i vini sono vincitori di concorsi internazionali ambitissimi. E sapete perché? Perché a muovere queste persone non è l’ambizione di essere i migliori sul mercato, ma la volontà di dare il meglio delle loro possibilità, glorificando una terra generosa che ricambia l’amore dell’uomo che la sa trattare. Me l’avrete sentito dire moltissime volte, ma il vero patrimonio è questo, senza compromessi.

Wendel Gelpke è scomparso nel 2001 e la Fattoria Corzano e Paterno resta un bene della famiglia che continua, ininterrotta, a prendersene cura in virtù di una promessa che questa volta è stata fatta a Wendel: non verrà mai divisa e resterà per sempre l’attività di famiglia, con costanza e dedizione e con lo stesso spirito di amore e cura con cui Wendel ha iniziato a prendersene cura dopo il suo trasferimento. La Fattoria Corzano e Paterno ora è proprietà di da Susan Gelpke, le sue tre figlie, Sibilla, Arianna, e Aglaia (1986), il figlio di Gelpke, Tillo Gelpke e il nipote di Gelpke, Aljoscha Goldschmidt. Ognuno di loro, nessuno escluso, ha mai dimenticato il patto di rispetto che Wendel ha fatto con la vera natura di questo posto incantato.

Dove l’uomo agisce bene, la natura risponde al massimo delle sue potenzialità.

C’è un’armonia tra forme divergenti come l’olivo, il cipresso e le griglie dei vigneti che si estendono attraverso le colline e tessono un modello che si stabilizza in un tranquillo equilibrio. Le famose luci e ombre toscane, il chiaroscuro, sembrano creare con ogni nuova ora una successione di paesaggi diversi.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

You May Also Like