Rivoluzioni culturali “Sur Lie”. Il Verde Piona della Cantina Albino Piona di Villafranca di Verona

Albino non ti accoglie con sorpresa perchè ti stava già aspettando all’ingresso. Albino non ti dice buongiorno, ti dà il benvenuto a casa. Albino non parla dei suoi vini, lo fa fare ai suoi occhi colmi di commozione per la sua vita e rivelatori di sapienza enologica. Ho sempre sostenuto che l’incontro umano sia il miglior modo per assaggiare un vino, perchè se ne parla come di una creatura vivente, mai come solo di un prodotto. E poi, Albino è il suo prodotto.

L’ Azienda Agricola Albino Piona produce quattordici etichette, operando secondo la filosofia green e la filiera corta. I suoi vini li ho assaggiati tutti, un po’ dalla tavola di casa, un po’ in cantina, mentre parlavo con Albino e due dei suoi figli, che oggi conducono l’azienda come quarta generazione, come persone in grado di trasmettere il fuoco sacro dell’attività vinicola in modo naturale.

Oggi voglio raccontarvi solo del Verde Piona, un unico vino ma anche un vino unico, simbolo della storia di questa azienda, storico rappresentante di queste zone, in un’epoca di grandi cambiamenti del settore.

Torniamo per un attimo indietro nel tempo, nella seconda metà del Novecento.

Immaginiamo dapprima una campagna desolata, abbandonata a sé stessa a causa della crisi economica della fine del secondo conflitto mondiale, quando gran parte dei contadini abbandonano le terre e le campagne, lasciando le viti al loro destino di incuria. Poi arrivano gli anni Sessanta, quando, precisamente nel 1963 viene introdotto il sistema di classificazione della DOC, il cui principio è l’inscindibile legame tra vino e territorio di produzione. In questo clima di ripresa, nasce a Verona il Vinitaly, e nel corso del decennio inizia a svilupparsi un nuovo gusto dei consumatori, che i produttori ascoltano e assecondano, proponendo vini leggeri, definiti da eleganza, alleggeriti dalla struttura del corpo, più beverini.

Alla fine degli anni 70 viene introdotta la DOCG. A metà tra questi due traguardi, e in un momento di piena rivoluzione per il comparto agricolo, nasce il Verde Piona. Si va verso gli anni del boom, quelli della nascita dell’export e dell’affermazione degli Stati Uniti come primo mercato mondiale del vino, gli anni dell’introduzione di nuove tecnologie in cantina, come il controllo della temperatura e l’introduzione dell’inox per la vinificazione. In vigna si cercano nuovi cloni e vengono riscoperti e valorizzati gli autoctoni.

Ed è in questo clima di piena rivoluzione che nel 1973, a Villafranca di Verona, Albino cerca un vino diverso, il suo vino, dalla personalità spiccante, lo specchio del terreno, l’esaltazione dello spirito varietale, fresco e leggermente aromatico delle uve di cui ha ancora cura insieme alla sua famiglia. Al giorno d’oggi si direbbe che è vino che rispecchia il Terroir di provenienza. Immaginate quindi un uomo appassionato che sente il peso della responsabilità di un’azienda che porta il suo nome, che lavora senza orari nè soste nell’intimità della verde provincia veronese, una parte di veneto che sa quasi di Lombardia per via della presenza della vicina Mantova, in cui si respira un’aria diversa dall’incanto dei fasti lagunari di epoche lontane. In un simile contesto di fermento non può che nascere un frizzante fuori classe, che porta in sé contemporaneamente irriverenza ed eleganza. Questo è il Verde Piona, a base di Garganega, Trebbiano, Cortese, Malvasia, Pinot Bianco e Chardonnay, vinificate separatamente.

Il Verde Piona fermenta naturalmente in bottiglia, con metodo Sur Lie, sui lieviti, senza sboccatura.

50 anni fa, senza saperlo, nasce un’operazione pioneristica per il settore dei vini naturali. Quando dico che la moda non inventa niente, mi riferisco a queste rivoluzioni, fatte rivivere in tempi successivi in chiave contemporanea. Verde Piona è un vino identitario, democratico e testimone di un’epoca. E’ democratico perché lascia anche libertà nel servizio. Si può bere torbido, agitando leggermente la bottiglia prima di servirla, o limpido, decantandolo.

Torbido è di poche bollicine, ma sottili e intenso e fragrante nelle sue note di lievito.

Limpido è asciutto, fresco, profumato, sapido e di beva, vibrante e persistente.

Oppure si può bere alla Albino, ovvero limpido e l’ultimo bicchiere, quello torbido, si usa per cucinare. Ed è un vino felice. Non a caso, visto che il verde è un colore secondario, ottenuto mescolando blu e giallo, il cielo e il sole.  Ora che ci penso bene, era anche il vino che veniva scelto dalla mia famiglia in occasione dei pranzi della domenica nella locanda di Custoza, allora di proprietà della famiglia Piona, nel cuore di un paese silenzioso che poggia su dolci colline moreniche, che qui hanno forma allungata, a sud-est del Lago di Garda. Chissà in quante domeniche della mia infanzia il Verde Piona mi è passato davanti agli occhi, mentre ero noncurante del fatto che un giorno il vino sarebbe stato un affare quotidiano.

Avrei voluto scrivere tanto di più di quest’incontro, ma sapevo che nemmeno le parole avrebbero reso abbastanza. Avrei voluto raccontarvi di quanto è stato bello incontrare Albino Piona e sentirlo parlare dell’invenzione del Verde, vino icona di questa terra. Un vino diverso, aspro, che sa di natura, di terra, di vero. Forse avrei potuto rendervi più partecipi di quanto un incontro come questo sia diverso da una visita in cantina. Non vi resta che prendervi del tempo e cercare in quel luogo la conferma di quanto avete letto, e prendere dall’esperienza molto, molto di più.

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